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2.5.14

Brick Mansions (id., 2014)
di Camille Delamarre

PUBBLICATO SU 
Solitamente c'è da mettersi paura di fronte alle sceneggiature di Luc Besson che non sono anche dirette da lui, quelle in cui non ci mette la faccia, ma questo remake di Banlieue 13 è capace di rivoltare anche le peggiori assurdità da Besson in nome di una forza dinamica e un ritmo che vengono dritti dal modello aureo di questi anni: The Raid - Redemption.
La storia è davvero ridotta ai minimi termini: c'è un luogo di Detroit in cui la polizia è assente, il crimine regna e l'esercito l'ha confinato come un muro, un posto abbandonato dalla società civile, una cittadina di criminali in cui un poliziotto viene infiltrato per recuperare una bomba a tempo che sta per scoppiare e con lui viene mandato un criminale che conosce la zona (la cui ragazza è stata presa in ostaggio). I due fanno coppia malvolentieri e devono correre dentro a prendere la bomba e poi correre fuori, menando quanto più possibile nei due percorsi.

C'è quindi tutto il campionario di massime ovvietà, dalla ragazza buona solo a farsi catturare e mettere nei guai il suo innamorato, alla coppia mal assortita fino alla fortezza da espugnare (ci sarebbe anche la politica corrotta, il dominio dei potenti che sono in realtà dei vigliacchi), tuttavia una volta tanto le improbabilità iperboliche sono gestite con gusto plastico per l'esagerazione finalizzata al solo godimento epidermico che è un piacere. 
Camille Delamarre, un passato come montatore e qui regista, non perde un secondo in questo film da 90 tiratissimi minuti, non spreca un'inquadratura e ha a cuore solo la forza cinetica dei suoi protagonisti. E se uno dei due è Paul Walker (nel suo ultimo ruolo prima di morire), abbastanza incolore, l'altro è invece David Belle, già in Banlieue 13 e inventore del parkour nei primi anni 2000. Da questo si capisce quanto la prestazione effettiva, i veri salti e le vere evoluzioni siano il punto di forza di un film che mostra la miglior attitudine possibile riguardo l'azione.

Solo in questa maniera, con questa forza dinamica diventa ragionevole la totale assurdità di una trama colma di buchi e stupiderie, un campionario di idiozie da prendere in giro che passano immediatamente in secondo piano perchè non c'è tempo di badare a simili inezie di fronte alla prossima sequenza tutta realizzata dal vivo con stunt clamorosi e un rigore espositivo nella videocamera che è commovente.
Come ha insegnato The Raid infatti, Delamarre va "dentro" le sequenze, si muove con macchina a mano ed è come se partecipasse alla corsa, come se fosse dentro il mucchio quando si menano le mani, non rispettando nulla se non l'esecuzione del gesto e come ha insegnato Jackie Chan c'è qualcosa nella rapidità dei movimenti e nel riuscire a riprendere sul serio una mossa a cui si fa fatica a credere che costituisce parte del fascino dei film.

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