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20.5.14

The homesman (id., 2014)
di Tommy Lee Jones

Fa indubbiamente sorridere la passione di Tommy Lee Jones per la polvere del deserto, le atmosfere western (sia originali come in questo sia moderne come nel precendete Le tre sepolture), perchè raramente una passione così autentica è stata ben abbinata con il volto di chi la prova. Naturale quindi che Jones abbia in sè stesso l'attore perfetto per i propri film. E come già in Le tre sepolture anche The homesman racconta di un lungo viaggio nel deserto, percorso il cui stimolo è poco più  di un pretesto e le cui conseguenze prescindono da esso, debordando in inattese linee di trama.
Attore di cinema spesso molto classico, quando realizza film in proprio Tommy Lee Jones sembra un ragazzino, poco attaccato a qualsivoglia tradizione e molto determinato a fare di testa sua, fregandosene di qualsiasi regola. Impossibile quindi non stimarlo anche quando il risultato non è il massimo del coinvolgente.

Stavolta la storia è quella di una donna del mid west, timorata di Dio ma nubile, incapace di trovare un marito e disperata per questo motivo. Non avendo nessuno accetta di trasportare 3 mogli matte da un capo all'altro del paese per conto della chiesa (dove arriveranno troveranno qualcuno che si occupi di loro, dove stanno ora invece solo botte da parte dei mariti). Il viaggio è proibitivo per una donna sola, bisogna attraversare tutto il deserto, ma lei accetta lo stesso e lungo la strada salva la vita ad un uomo che accetta di seguirla.

Il west c'è e non c'è in questi film di Tommy Lee Jones, sembra essere presente in tutte le ambientazioni, in tutti i toni di fotografia, nella recitazione, negli sguardi e nei tempi, eppure non è di quel genere che parliamo. Anche The homesman è una storia normale che si svolge all'interno di un film western, come se abitasse un contenitore che influenza solo relativamente la trama. I suoi personaggi sono animati da problemi, idee, valori e spinte molto differenti da quelle del genere in questoine, ci sono istanze molto moderne ed è totalmente rifiutata la rappresentazione dei massimi valori tipica del west. 
Per Tommy Lee Jones quell'ambientazione è più simile al deserto com'è inteso nella mitologia anni '50-'60-'70, cioè un luogo assurdo di psichedelia umana, che con le sue condizioni estreme porta sempre epifanie, allucinazioni e mutamenti interiori.

Non tutto è impeccabile ma la maniera in cui rivolta le premesse verso la fine del film e in cui tradisce tutto quel che ci aspettiamo (a partire dal momento in cui compare lui stesso in scena, molto in là nella storia) è rinfrescante.

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