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4.9.14

Italy in a day (2014)
di Gabriele Salvatores

FUORI CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

PUBBLICATO SU 
Era molto attesa questa prima opera cinematografica di livello (un premio Oscar a dirigere, la più grande industria culturale del paese a coprodurre e distribuire) che faccia divulgazione delle idee nate e fiorite in rete. E per fortuna non ha deluso. Fondata sul crowdsourcing, animata da persone che vivono la rete (solo lì si poteva venire a sapere del progetto e parteciparvi) e possibile grazie al dono individuale, alla libera condivisione di se stessi, Italy in a day è una macchina da commozione inesorabile che Salvatores guida con mano sicura e seguendo le proprie ossessioni.

Non manca il tema del viaggio, non mancano i ragazzi che fanno i ragazzi e una certa tenerezza di fondo. Di certo rispetto all'originale di Kevin Macdonald questo documentario realizzato montando insieme molti tra i 44.000 video inviati a Salvatores indugia più su certe storie, invece che correre di clip in clip spesso ritorna su alcune, le segue di più per investirle del dovere di farsi portatori di piccole storie.
Molto si potrebbe dire su cosa emerga dell'Italia da questo doc che stando al regista rispecchia in pieno, nel suo risultato finale, la quantità di video arrivati per ogni tema o argomento. Ci sono tante famiglie, tanti bambini appena nati, molti interni e pochi esterni, c'è tanta GoPro e un buon numero di videoconfessioni da youtuber. C'è in buona sostanza un rapporto nuovo e diverso delle persone con la propria immagine ripresa e più in generale con i mezzi audiovisivi.

Non è raro trovare espedienti di montaggio raffinati (addirittura una ragazza inscena una gag con uno stacco di montaggio in asse che la fa passare da appena sveglia a truccata e pronta per uscire), strategie di messa in scena interne al singolo video per le quali, come nei film, non tutti i dati utili a capire cosa succeda vengono rilasciati subito ma gradualmente e cercando l'effetto sorpresa.
Chi si vuole godere la dolce culla della narrazione delicata che Salvatores ha organizzato (poche le impennate emotive ma costante un senso di tenera ammirazione della vita nel suo svolgersi) difficilmente potrà non piangere ma c'è anche più in profondità la storia di come la tecnologia ci stia cambiando. Per il meglio.

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