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19.10.14

Soap Opera (2014)
di Alessandro Genovesi

GALA
FESTIVAL DEL FILM DI ROMA

PUBBLICATO SU 
Soap Opera è senza dubbio il film più ambizioso di Alessandro Genovesi, regista di commedie tra i meno comuni in Italia, emerso con due film in serie come La peggior settimana della mia vita e Il peggior Natale della mia vita, mostrando uno stile visivamente emancipato dalle sclerosi delle commedie italiane, cioè da tutta quella serie di princìpi che paiono inviolabili nei nostri film. 
Anche Soap Opera mostra un'attenzione alla fotografia, alla scenografia e ai costumi (non come elementi decorativi ma come parte del linguaggio parlato dal film, dunque coerenti, ricchi nella varietà e nel rapporto che stringono con gli eventi) che non è usuale, una voglia forte di rompere la gabbia del realismo e di raccontare di realtà irreali, che mescolano la modernità con l'immagine mediata del passato. Ci sono carabinieri in alta uniforme in stile Pinocchio, gemelli che si vestono alla stessa maniera come in Alice nel paese delle meraviglie, infermieri e infermiere in stile anni '20 e auto d'epoca ma in un contesto contemporaneo. I protagonisti sono moderni, il mondo in cui vivono (comprimari inclusi) è come fosse d'epoca.

 Tutto questo dà vita ad un favolismo a suo modo magico che l'uso di un'iperbolica neve iperbolica (è ovunque!) enfatizza. Il problema vero di Soap Opera è allora una scrittura che non supporta tutto quest'apparato visivo. La trama è poco più di un pretesto in stile teatrale (e non è l'unico elemento che richiama il teatro): un uomo si suicida e seguiamo le vite degli altri inquilini del suo palazzo nei giorni che seguono. C'è un'attrice di soap opera appassionata di uomini in divisa, un maresciallo dei carabinieri che ne approfitta, un coppia di fratelli grotteschi da cinema francese e il protagonista, da poco mollato da una ragazza ora incinta di un altro, che si ritrova in casa il suo migliore amico che gli confessa d'essere attratto da lui. L'unico elemento spurio è la fidanzata del suicida (interpretato per un breve scena dallo stesso regista), giunta senza sapere nulla e accompagnata nel lutto dai personaggi fino alla sera di capodanno. 
Le premesse sono potenzialmente molto interessanti, peccato che poi si avverta di continuo un senso d'incompletezza, specie nella storia principale centrata su una specie di sete d'amore insoddisfatta che costringe la coppia a tenersi a distanza in tanti modi diversi, su un'incapacità di comunicare tra Capotondi e De Luigi (già fidanzati degli altri film di Genovesi, nei medesimi ruoli, potrebbero anche essere i medesimi personaggi). 

 L'esempio perfetto della maniera in cui Soap Opera crolla sulla scrittura è proprio il lato drammatico di questa commedia che non vuole far ridere in ogni inquadratura ma creare un ambiente grottesco e tenere, fatto di personcine strane e divertenti. Il personaggio esterno, la ragazza del suicida, è la portatrice del dramma, ne ha le caratteristiche fisiche e le scene, tuttavia la sua irrisolutezza assieme al mistero della propria tristezza è più evidente visivamente che di scrittura. In parole povere non se ne comprendono mai le ragioni, nè si capisce cosa la spinga a fare quello che fa, tuttavia si intuisce da come Genovesi organizza il suo posto in ogni inquadratura, da come la illumina, la veste e dal posto che le riserva nelle interazioni che lei dovrebbe essere lo snodo più importante, la mina che fa esplodere tutto. 
Per questo motivo alla fine Soap Opera, nonostante l'indubbia forza e l'indubbio sforzo profuso per non suonare come nessun'altra commedia, risulta un esperimento molto meno riuscito dei due precedenti film. Uno sicuramente più ambizioso (gli altri si muovevano su un canovaccio da Ti presento i miei per fare piccole variazioni, questo non vuole rispondere a nessuna struttura predeterminata) ma decisamente meno interessante.

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