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31.3.15

Home (id., 2015)
di Tim Johnson

PUBBLICATO SU  
Al centro di Home ci sono i Boov, razza aliena di pupazzetti tutti uguali, con un modo loro di parlare che si distinguono per il colore che assumono e il rapporto, strano, che intrattengono con gli umani. Difficile non vedere somiglianze con i Minion (di cui ancora dobbiamo vedere le spinoff), alla stessa maniera i Boov sono un altro tentativo di conquistare il pubblico più infantile, quello che era lo zoccolo duro del cinema d’animazione.

Il problema del film, che si ispira al libro per l'infanzia di Adam Rex, è però tutto di scrittura, perchè Home non trova mai una chiave di lettura originale ed è molto goffo nei suoi reiterati tentativi di fare dei Boov un oggetto del desiderio e della simpatia del pubblico. Il risultato di tutta questa dedizione nel raggiungere uno scopo è in sostanza un lungometraggio animato di serie B, somigliante alle produzioni non americane a costi più contenuti che, per sopravvivere nell'ecosistema del cinema, cercano nelle maniere più bieche di piacere.
Home fa questo, insegue i bambini, proponendogli un grande aggregato di luoghi comuni di provato successo. Ci sono le scenette mute divertenti, ci sono i balletti, ci sono le gag scatologiche, ci sono i Boov che subiscono sul loro corpo esagerate punizioni e via dicendo ma di contro non si intuisce mai un autentico piacere della narrazione.

La grande corsa dei due protagonisti (un umana che cerca la mamma e un Boov odiato da tutti) attraverso il mondo non riesce mai ad essere vera avventura ma più un viaggio nei sentimenti semplici. Lo spostamento è tutto funzionale alla creazione di un rapporto e anche le rare scene d'azione (come quella con la punta della torre Eiffel) sembrano pretestuose poichè manca quella sofisticazione narrativa che nei cartoni animati migliori aumenta la caratura di qualsiasi evento.

Se la caratteristica della miglior animazione è infatti diventata la semplicità, cioè quella capacità di fare economia di movimenti, battute e dichiarazioni per riuscire a giungere all'essenza del racconto nella maniera più diretta e umile, conquistando come risultato una fascia di pubblico molto più ampia del solo target d'elezione, Home va in controtendenza. Il suo desiderio di piacere ai bambini e di essere a loro misura crea un pasticcio kistch che sa troppo di zucchero ed è facilissimo a dimenticarsi.

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