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11.6.16

Cristian e Palletta Contro Tutti (2016)
di Antonio Manzini

Capita di incontrarli solo una volta ogni tanto film come Cristian e Palletta Contro Tutti, operette che sembrano uscire da un’altra industria, che sembrano non appartenere al cinema italiano per come riescono ad unire una narrazione grezza e senza troppi fronzoli (che riesce a non dar peso a ciò che mostra, frettolosa di passare alla scena successiva) con una scrittura precisa, inventiva e capace di dare ad ogni personaggio un ampio respiro e una personalità fortissima lavorando su piccoli dettagli, su una scarpa, una camminata o un soprammobile.
Ci sono così tante idee e spunti in questo piccolo film che faticherà a farsi notare, così tanti personaggi interessanti e disegnati con precisione goduriosa (quasi un character design da animazione con vestiti sempre uguali, trucchi eccessivi, capelli colorati, stazze esagerate o sopracciglia incredibili) che potrebbero essere sparsi in tutte le altre stanche commedie che produciamo per rivitalizzarle.

I due amici del titolo sono dei poveracci, uno lavora in un’officina altrui, l’altro è pieno di debiti, gli casca sulla testa una partita di droga da smerciare e con un’invidiabile istinto per l’assurdo decidono di andare a cercare un giaguaro nello zoo safari di Fasano, in Puglia, per prenderne (con un piano delirante) la pipì, che a quanto hanno sentito maschera l’odore della droga impedendo ai cani poliziotto di trovarla. Mettere in pratica questo piano è l’essenza del film, la motivazione che li spinge a partire per un viaggio segnato da un cambio di color correction (da toni freddi a caldissimi e afosi con un movimento di macchina) che quasi subito devierà alla ricerca di altri giaguari, che si deformerà dando alla digressione un’importanza che nessuna sceneggiatura “corretta” le darebbe e che finirà altrove in maniera imprevedibile (ma sempre con giaguaro).

Quel che conta in questo film però è la leggerezza con la quale Sermonti e De Rienzo mettono in scena la piccineria dei loro due scemi (ma non troppo), ignoranti ai margini di tutto, preda di qualsiasi voce, incapaci di ogni reale furbizia, ma mai caricaturali, anzi il miracolo è proprio quanto questi due amici suonino veri e ordinariamente cretini, tanto quanto la coatta pugliese di Margherita Vicario con pochi dettagli e alcuni frasi centra una tipologia umana ben riconoscibile e concreta.
Questo anche perché Cristian e Palletta Contro Tutti, nonostante assembli in maniera non eccellente le sue scene e in più d’un punto scorra meno liscio di quanto potrebbe, vanta alcuni dei dialoghi migliori che siano stati scritti quest’anno in Italia, non solo divertenti di un umorismo tutto proprio, ma anche vivi, densi di personalità e capaci di rappresentare al meglio chi li pronuncia.

Non sorprende quindi che in questo film di Antonio Manzini (già autore di romanzi) sia la scrittura a contare più di tutto, sia quando si parla di dialoghi, sia quando si parla di creare ambienti. Il dettaglio delle location, dei vestiti, del trucco (il film riesce a far ridere anche solo mostrando del trucco sfatto), dei soprammobili o dello squallore estremo di certe situazioni sa trovare in breve il ruolo di protagonista come fossimo nei film di Fantozzi diretti da Luciano Salce. E molto è merito di una fotografia che sembra collaborare per enfatizzare l’infamia di certe scelte, l’ingiustizia di alcuni luoghi o lo squallore di alcuni interni anche solo tagliando una luce afosa che passa tra le veneziane di una roulotte.

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