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5.1.17

Collateral Beauty (id., 2016)
di David Frankel

Cosa possono produrre uno dei peggiori sceneggiatori di Hollywood e uno dei migliori registi mestieranti se messi a lavorare al medesimo progetto? O messa in un’altra maniera: uno che scrive i sentimenti con la stessa raffinatezza di una scazzottata tra ubriachi prepara la sceneggiatura, poi tocca ad un regista dal tocco lieve, l’umorismo raffinato e la capacità di raccontare quello che non si può dire metterla in scena. Per non dare adito a scuse di qualsiasi tipo sarà scelto un cast di tutti primi attori, nominati o vincitori di oscar: Kate Winslet, Edward Norton, Helen Mirren, Micheal Peña e Keira Knightely. Davanti a tutti: Will Smith.
Sembrano i termini di una scommessa tra ricchi magnati malvagi e invece è il cast e la crew di Collateral Beauty, uno dei grandi punti interrogativi dell’annata appena iniziata.

La scommessa finisce male, il film è terribile e David Frankel (regista di Il Diavolo Veste Prada, Io e Marley e del bello e sottovalutato Un Anno da Leoni) non riesce a dare un senso o una minima parvenza di decenza allo script indecente di Allan Loeb (una schiera di sceneggiature agghiaccianti in carriera tra cui si fanno notare quelle di Rock of Ages, Wall Street - Il Denaro Non Dorme Mai, 21 e Mia Moglie Per Finta), che stavolta alza l’asticella e addirittura ambisce a fare un film-puzzle con finale aperto e grandissima metafora sul fare cinema e recitare.

Al centro di tutto c’è l’inganno di tre “amici” e colleghi di Will Smith, il quale, disperato per un lutto terribile, non parla con nessuno, non fa niente, non lavora e non consente ai tre di vendere la società che dirigono come vorrebbero. Allora ingaggiano una detective privata che scopre che Smith invia lettere a Tempo, Amore e Morte, come fossero persone. Per farlo rinsavire mirano a dimostrare che è pazzo e pagano tre attori per interpretare proprio Tempo, Amore e Morte davanti a lui, come i fantasmi dei Natali di Dickens. Saranno girati dei video di nascosto che, una volta modificati, mostreranno il povero disperato parlare con nessuno e lo convinceranno che è pazzo.
I tre attori devono rendere conto ognuno ad uno dei tre amici del malcapitato, nel farlo stringeranno un legame con lui o lei e, guarda caso, ognuno di questi avrebbe bisogno per la sua vita proprio dei consigli che, rispettivamente Amore, Tempo e Morte, possono dare.

Forse hanno recitato, forse davvero lo erano, forse i tre amici erano i veri bisognosi di un intervento magico. Forse invece no. Forse recitare, fingere e simulare non è così distante dalla realtà, una performance È ciò che finge e mettere in scena i sentimenti ha una relazione con il provarli davvero. In questo film delirante, pieno di implausibili assurdità e intrecci che vorrebbero essere precisi ma si reggono su una vagonata di coincidenze a cui non si può credere, nessuna di queste ipotesi viene davvero scandagliata e ogni attore sembra cavalcare la follia della sceneggiatura. Come se fossimo in una commedia shakespeariana le visite degli spiriti (che forse non lo erano) hanno una teatralità così fastidiosa e la pretesa di stare viaggiando al di sopra della media delle riflessioni degli altri film è così pomposa, che anche se Collateral Beauty fosse un film migliore di quello che è sarebbe insopportabile.
Figuriamoci così!

2 commenti:

Federica R ha detto...

L'hai distrutto...a me ispirava tanto, ma devo dire che io mi sono fatta amaliare dalla colonna sonora dei miei amati One Republic *.* aspetterò allora che esca su Sky o lo andrò a vedere uno di quei giorni che il film lo proiettano a 2€


Gabriele Niola ha detto...

Se ti senti di lasciare il cinema a metà vai tranquilla
e se qualcuno ti dice qualcosa dì pure che ti ho autorizzato io. In persona!


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