Sequenze documentaristiche ma anche un camerawork estremamente sofisticato e fluido, lenti da genere per inquadrare scene da cinema di genere fatte di ammazzamenti e suspense, ma poi anche grandi panoramiche e totali contemplativi, Sanctorum ha una doppia anima di sangue e contemplazione, una che lentamente gli scivola addosso a mano a mano che si avvicina al finale per lasciare solo il suo scheletro psichedelico e delirante.
Ci sono omicidi e rapimenti, una guerra come quelle che spesso ci vengono raccontate tra sfruttatori e sfruttati nelle piantagioni del Messico e c’è la sparizione di un bambino, forse per l’appunto rapito, che genera ancora più ansie, preoccupazioni e tensione. Tuttavia proprio attraverso questo bambino seguiamo il lento entrare in gioco di una terza forza nel conflitto: la natura. La partita la riguarda da vicino ovviamente e ci entra tramita uomini di fuoco, animaletti o catastrofi. Sembra il concetto alla base di La Principessa Mononoke rivisto da un film sciamanico.
Lontanissimo dall’animismo nipponico questo film messicano attinge ad un misto di mitologia autoctona ed estasi stupefacente attratta dal cielo e dai colori, incantata dall’opposizione all’uomo. C’è tantissimo da guardare con pupille dilatate tra un fuoco appiccato e l’altro, tra una sparatoria e una panoramica.
E le fonti da cui Joshua Gil pesca non finiscono qui, perché ci sono i fantasmi che parlano e appaiono ai contadini (le persone più vicine alla natura, mostrate in immagini che sembrano quasi confonderli tra gli elementi dello sfondo invece che lasciarli emergere) come in Lo zio Boonme Che Ricorda Le Sue Vite Precedenti. Fantasmi che vengono ad annunciare un’apocalisse imminente.
Così quello che era un film in lotta tra la sua natura di genere e di documentario diventa in breve un tripudio di uragani, fiamme e pioggia molto spesso digitali, un luogo metafisico in cui cielo e terra si incontrano (uno degli artifici visivi e metaforici più abusati e kitsch nell’epoca dei fondali digitali per tutti, che qui è usato con straordinaria misura).
Proprio quando pensi di averlo afferrato Sanctorum ti sfugge. Tuttavia non perde mai di vista né muta il suo obiettivo, sa girarci intorno come in una danza intorno al fuoco, un rito che si consuma nel cinema ed evoca il cambiamento e l’espiazione dei mali tramite la penitenza.
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