Appartiene all'ultimo filone di film monicelliani Speriamo Che Sia Femmina, quello per intenderci che comprende anche Parenti Serpenti, fatto di film corali e, rispetto al passato, più di costume che di umanità. Non che questo sia a priori un difetto, ma nella pratica non c'è nulla di questo periodo a livello dei precedenti (forse in qualche punto Cari Fottutissimi Amici).
E' in sostanza un film sulle donne, e questo non è difficile da capire, a mano a mano che la trama si scioglie aumenta la presenza femminile e dimnuisce quella maschile fino al culmine, la scena nella cucina in cui Liv Ulmann prende la decisione di non vendere la tenuta, che vorrebbe essere la scena madre del film, che tira le somme delle donne con le donne. Dico "vorrebbe" perchè tutto mi sembra troppo superficiale e poco incisivo, mentre altri aspetti del film, il carattere e i rapporti intrattenuti con la tata Athina Cenci per esempio, sono molto più interessanti, la psicoloia delle 5 differenti donne (6 con il personaggio appena accenanto della Sandrelli) non è che sia così accattivante come forse (il condizionale è d'obbligo) dovrebbe o vorrebbe.
C'è anche da dire che per quanto ritenga Monicelli un grandissimo autore che nulla ha da imparare da nessuno, se si parla di film sulle donne, io, che sono della generazione Almodòvar, sono abituato ad altre cose.
Stranamente, benchè il film sia diretto e scritto da italiani e abbia metà del cast italiano e sia ambientato in Italia e solo il 50% della produzione sia francese, è girato tutto in francese...
Ultima notazione, non so se sono io o capita tutti o è proprio così, ma influenzato forse dalla presenza di Liv Ulmann, questo mi è sembrato decisamente il più bergmaniano dei film di Monicelli...
E' in sostanza un film sulle donne, e questo non è difficile da capire, a mano a mano che la trama si scioglie aumenta la presenza femminile e dimnuisce quella maschile fino al culmine, la scena nella cucina in cui Liv Ulmann prende la decisione di non vendere la tenuta, che vorrebbe essere la scena madre del film, che tira le somme delle donne con le donne. Dico "vorrebbe" perchè tutto mi sembra troppo superficiale e poco incisivo, mentre altri aspetti del film, il carattere e i rapporti intrattenuti con la tata Athina Cenci per esempio, sono molto più interessanti, la psicoloia delle 5 differenti donne (6 con il personaggio appena accenanto della Sandrelli) non è che sia così accattivante come forse (il condizionale è d'obbligo) dovrebbe o vorrebbe.
C'è anche da dire che per quanto ritenga Monicelli un grandissimo autore che nulla ha da imparare da nessuno, se si parla di film sulle donne, io, che sono della generazione Almodòvar, sono abituato ad altre cose.
Stranamente, benchè il film sia diretto e scritto da italiani e abbia metà del cast italiano e sia ambientato in Italia e solo il 50% della produzione sia francese, è girato tutto in francese...
Ultima notazione, non so se sono io o capita tutti o è proprio così, ma influenzato forse dalla presenza di Liv Ulmann, questo mi è sembrato decisamente il più bergmaniano dei film di Monicelli...









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