10.1.06

Il Fiore Del Mio Segreto (La Flor De Mi Secreto, 1995)
di Pedro Almodòvar

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Finalmente riesco a vedere fino alla fine questo splendido Almodòvar. Per vari motivi non ci ero riuscito in più di un'occasione, colpa una volta di un telegiornale di Fede troppo lungo che mi ha finito la cassetta, una volta di una mancata proiezione ecc. ecc.
E finalmente posso dire che è forse uno degli Almodòvar migliori. Risente ancora tantissimo della visione liberamente commediosa di Donne Sull'Orlo di Una Crisi Di Nervi senza avere però ancora la struttura drammatica degli almodrammi (Carne Tremula arriva subito dopo).
E' in sostanza un ritratto di donna, Leo, l'insoddisfatta scrittrice di romanzi rosa che si firma sempre con uno pseudonimo ed insegue disperatamente l'amore del marito Paco continuamente in missione militare.
Come sempre in Almodòvar ci sono mille coincidenze agnizioni e rivelazioni, in pieno stile drammatico classico, e nel momento in cui nella vita di Leo entra il giornalista di El Pais, le cose cominciano a cambiare.
Ma se la trama non è nulla di eccezionale, è Leo ed il mondo che le ruota intorno il vero fulcro (come spesso in Almodòvar). La sorella, la madre, la domestica ed il figlio ballerino di flamenco, fino all'amica che mette in scena simulazioni di discussioni tra medici e parenti di vittime a cui chiedere l'autorizzazione all'espianto degli organi (cosa che torna all'inizio di Tutto Su Mia Madre). E' un mondo panico, e non poteva essere altrimenti, di esseri umani soli rassegnati alla loro infelicità che si battono stancamente per qualche grappolo di soddisfazione. E non c'è salvezza nemmeno nel bellissimo paesino a cui fa ritorno Leo assieme alla madre.
E' un film comunicativo Il Fiore Del Mio Segreto che sta tutto in una scena brevissima: Leo è corsa da un'amica, sta al citofono aspettando che lei le apra il portone la vediamo frontalmente, mentre attende che l'amica risponda davanti alla camera passa una bambina di sfuggita, Leo la guarda, e fa un'espressione di insoddisfatta incompiutezza che dura un attimo, poi l'amica risponde e lei entra.
Ma oltre ancora attraverso il lavoro da scrittrice della protagonista Almodòvar riesce a parlare anche del proprio lavoro, della necessità di narrare determinate storie in determinati momenti della propria vita, e mostra come la narrazione sia un bisogno e non una decisione.





2 commenti:

andrea ha detto...

davvero complimenti, ottima analisi, anch'io mi sono soffermato sulla scena di leo e la bambina. come in ogni buon film di almodòvar, anche in questo la donna è il centro di un universo stupendo, di paure ansie e tradimenti. io amo almodòvar e lo considero un genio, anche se troppo spesso poco apprezzato o semplicemente non capito a fondo, e quando cercando tra milioni di pagine trovo qualcuno che la pensa come me mi rincuoro. grazie.

gparker ha detto...

Infatti mi stupisco sempre del fatto che non sia universalmente considerato un genio, ma è palese come il suo sia un tipo di cinema tra i migliori possibili.