29.4.06

Tommy (id., 1975)
di Ken Russell

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Nel pieno del revival per i musical degli anni '70, Ken Russell decide di trasportare sullo schermo Tommy, l'opera rock degli Who, e decide di farlo con lo stile dell'epoca che prevede la continua presenza musicale senza altri tipi di narrazione che non siano cantate.
Più del precedente Jesus Christ Superstar, e anche più del contemporaneo The Rocky Horror Picture Show, Ken Russell gira un musical (forse anche aiutato dal tipo di testi delle canzoni) molto simbolico che presenta non solo continue allegorie ma anche ripetute fasi oniriche e metafilmiche. Aiutato da un testo di base che genera continui rimandi simbolici e forzato dal dover esprimere il mondo privo di sensi del protagonista sordo, cieco e muto in seguito ad un trauma infantile.
E questa è forse la cosa più riuscita di un film che parte bene ma crolla malissimo e stanca nella seconda metà.
Come nella tradizione del cinema inglese c'è un ampio uso di effetti speciali "materiali" cioè realizzati sul set, più giochi di luci, sovraimpressioni, effetti psichedelici ecc. ecc. che effettivamente restituiscono l'idea di un'opera volutamente complessa anche se non realizzata in pieno.
Alcune immagini sono di indubbia forza: l'espressione continuamente ebete di Tommy (da piccolo e da grande), la testa di Tommy sostituita da un cubo nero, il personaggio di Elton John e la messa di Eric Clapton.
Molto meno intenso il messaggio finale e i continui riferimenti alla religione e religiosità. Come molti film dell'epoca Tommy si perde alla ricerca di velleità pseudo-hippy che ora definiremmo new age.
Rimane comunque molto più "filmica" e riuscita la trasposizione dell'altra opera degli Who, Quadrophenia (inedita in Italia) ad opera di Frank Roddam.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma se non si capisce il senso dei film. Che new age e pseudo hippy? Per me questo film è un ritratto misantropo e terribile di un'umanità teppistica che distrugge ogni via all'Assoluto e a ciò che potrebbe essere superiore. Di qui il fervente misticismo che chiude il film in un'abbagliante esplosione di vitalità.

Anonimo ha detto...

Per alcuni si tratterebbe della narrazione (un po' semplicistica) dei giovani anni '70, che con la droga e l'alcol credevano di essere dei ribelli invece si sottomettevano alle "Corporation". Per altri potrebbe essere solo un pretesto per mettere in pellicola una bella opera rock, che tra luci esagerate e suoni stridenti, non rende merito alla versione musicale. Oppure simboleggia un Messia del XX secolo (Townsend) con i temi della predicazione, osannato prima, distrutto poi e successivamente resuscitato. Rimane comunque un bel film da vedere e da ascoltare, con spunti musicali degni di "arrangiatori" dell'epoca del calibro di Rod Stewart e David Bowie e una pietra miliare nel panorama delle opere rock.

Roberto Moretto ha detto...

Tommy è Arte visiva (Russel) sommata ad Arte musicale (Who). L'Arte non rientra in canoni o etichette ma chi ne viene toccato riceve una sferzata al cervello che se la ricorda. Non è importante la filosofia o la trama, contano le sensazioni che l'opera di Russel ha lasciato in alcune persone. Come in tutta l'Arte (compresa letteratura e pittura) solo alcune persone vengono fatte "vibrare" da alcune opere. Altre saranno fatte vibrare da opere diverse. Ognuno di noi è diverso dagli altri. Ecco l'impossibilità per un critico di fare il suo lavoro. Al massimo si può dire se il film è scopiazzato malamente o se ha idee originali, se è apprezzato da più o meno persone, se il regista sa fare il suo lavoro oppure no, ecc ecc