Prendendo spunto dalle memorie di Chuck Barris lo sceneggiatore Charlie Kaufman scrive la storia grottesca e sognante di un uomo diviso tra il sogno di una professione intellettuale (autore televisivo) e l'esigenza di uccidere.
Allaregia c'è George Clooney, alla sua prima prova passata un po' sotto silenzio, e in effetti non c'è molto da dire. Lo stile è barocco e forsennato per adeguarsi ai ritmi (non facili) delle sceneggiature di Kaufman ma verso metà del film tutto comincia a stancare, il racconto come le idee sembrano fermarsi e sopraggiunge un po' di stanchezza.
Più che altro la cosa più evidente è come alla narrazione non convenzionale (e questa volta poco riuscita) di Kaufman non venga abbinata una regia non convenzionale, ma assolutamente in linea con i dettami della "non banalità" hollywoodiana. Altri esempi (benchè agli antipodi) come Il Ladro Di Orchidee e Eternal Sunshine Of A Spotless Mind danno un'idea di come si possa pensare di gestire queste sceneggiature che baroccamente traboccano di idee e intenti.
Un po' trite le varie colorazioni delle diverse epoche e i flashback solarizzati. Molto azzeccati invece i piccoli cammei di Brad Pitt, Matt Damon, Rutger Hauer e quello (non tanto piccolo) di Julia Roberts.










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