9.7.07

Harry Potter E La Pietra Filosofale (Harry Potter And The Sorcerer's Stone, 2001)
di Chris Columbus

Share |

Do' il via ufficialmente alla maratona Harry Potter (con la "p"!) che mi porterà trionfalmente alla visione del quinto episodio. Incredibilmente per un motivo o per l'altro in tutti questi anni non sono mai riuscito a vederne nemmeno uno (certo non mi ci sono impegnato nemmeno troppo) e ogni volta che ne mancavo uno sapevo che mi si accumulava e un giorno me li sarei beccati tutti insieme. E così accade.
Lo scenario molto british-grottesco non mi dispiace anche se sono sempre le stesse cose, dalle caramelle stile Willy Wonka al mondo fatato sempre ricostruito in stile medievale (ma non esiste una modernità dei maghi? No, perchè la nostra modernità è la tecnologia che fa quasi tutto quello che fa la magia, dunque o c'è la tecnologia o c'è la magia).
Certo vedere un film del genere ad anni di distanza sapendo il successo della serie dei libri e dei corrispettivi film scatena un sacco di riflessioni para-filmiche. Come il fatto che la narrativa inglese propaghi in maniera così naturale e positiva l'ideale della predestinazione e della divisione in caste. Nella scuola per maghi di Hogwarts ogni bambino è destinato ad un casato e ce ne sono chiaramente di migliori e di peggiori, addirittura c'è quello che è ufficialmente riconosciuto per cattivi, roba da essere segnati a vita!
Non è la divisione manichea ad infastidire (in fondo il tono favolistico fa si che ci stia bene) è più che altro questo propagare la predestinazione lungo tutto il film.....

Certo non ho letto i libri ma si vede che alcune cose sono proprio di Columbus (che è pur sempre il regista del supercult Mamma Ho Perso L'Aereo), regista talmente d'esperienza da riuscire a svincolarsi da ogni peterjacksonismo nel riprendere i mondi di fantasia (cosa che sembra impossibile per tutti gli altri registi del genere).
Il primo capitolo di Harry Potter (con la "p", con la "p"!) è sostanzialmente un film dal tocco invisibile, dove tutto è lasciato alla storia e alla sceneggiatura, forte di un adattamento dai libri di successo, le soluzioni di regia sono poche e ben dosate per risultare il meno visibili possibile e ogni virtuosismo è bandito con successo.
Il risultato è il curioso ibrido dato da una forma puramente e classicamente americana (da film per ragazzi) su un contenuto tipicamente inglese, un po' la medesima crasi che avveniva con Le Cronache di Narnia.

15 commenti: