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8.7.07

La Grazia (1929)
di Aldo de Benedetti

Viene da guardarlo con un'enciclopedia del cinema sotto mano il film di de Benedetti tratto dal racconto di Grazia Deledda, tanto è pieno di riferimenti al cinema internazionale che faceva furore in quegli anni.
Chaplin, Dreyer e Walsh, ma anche Hitchcock, Lang e Murnau. De Benedetti attinge a piene mani e con sapienza per mettere in scena una storia intrecciandola di riferimenti altissimi, su tutti l'espressionismo, ormai giunto alla fine della sua corsa in Germania, ma comunque in grado di affascinare anche in Italia adatto com'è alla descrizione e alla rappresentazione dei paesaggi esteriori in armonia a quelli interiori.
Inquadrature composte con grandissima abilità e una grande produzione girata per lo più in studio. Senza dubbio una delle punte più alte del cinema fascista, in grado (lontano da idealismi e propaganda) di mostrare sentimenti e passioni universali ben incastonati nella realtà italiana fatta di un forte retaggio classico (la prigionia erotica del protagonista simile a quella della maga Circe) al pari di una forte matrice cattolica (la grazia del titolo è il miracolo concesso da Dio alla fine del film).
A due anni dall'arrivo del sonoro quest'opera muta racconta con una modernità come sempre sconvolgente (ma ormai non meraviglia più quanto le opere mute siano più audaci e moderne di quelle sonore) di un'Odissea sarda, una lunga peregrinazione e un ritorno a casa, una colpa e un perdono.

Il film è disponibile ora in DVD, rimasterizzato benissimo e rimusicato. E proprio le musiche sono a tratti il punto debole per l'eccesso di protagonismo. Troppo spesso infatti la vivacità e la personalità della musica sembrano risaltare più delle immagini.
La scelta che è stata fatta è stata di carattere modernista, nessuno scimmiottamento delle musiche d'epoca, anzi una colonna sonora che in alcuni punti integra anche strumenti elettrici e la batteria jazz, mentre in altri è più sui toni della classica contemporanea. Questo inizialmente non fa bene al film (è anzi fastidioso nella scena della grotta) perchè tira fuori lo spettatore manifestando una netta frazione tra la musica e le immagini, mentre con il procedere del film trova più una sua armonia.

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