29.7.07

Un Mondo Perfetto (A Perfect World, 1993)
di Clint Eastwood

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Un Mondo Perfetto si può definire tranquillamente la madre di tutti i film sulla paternità e sulla seconda occasione, cioè le due colonne portanti della narrativa cinematografica americana degli ultimi 30 anni.
Senza simbolismi, metafore o allusioni Eastwood va dritto al dunque e racconta di un evaso che rapisce un bambino con il quale sviluppa immediatamente un rapporto paterno. Uno ha avuto un rapporto burrascoso con il suo di padre e l'altro non l'ha più e vive con la madre e le sorelle.
In un mondo perfetto il loro rapporto sarebbe l'ideale ma evidentemente questo non lo è.
La loro fuga si trasforma in un viaggio attraverso i diversi tipi di paternità poichè a mano a mano che vanno avanti incontrano famiglie diverse con atteggiamenti diversi nei confronti dei figli.
Parallelamente uno sceriffo gli dà la caccia. Tutto culminerà nella necessaria morte finale.
Il pregio migliore di Un Mondo Perfetto, come spesso accade nei film di Eastwood, è la narrazione, il modo cioè con cui il regista riesce a dispiegare una trama e far succedere gli eventi uno dopo l'altro lasciando a questa successione e alle scelte di montaggio e di racconto il gravoso compito di far emergere considerazioni, emozioni e messaggi.
E' lo stile classico hollywoodiano, lo si è detto mille volte, stile di cui Eastwood rimane l'unico grande interprete e che è un dei modi più raffinati di raccontare, come diceva Billy Wilder: "Più sai essere sottile più sei efficace". Tutto si misura in piccoli espedienti che si ripetono come il caricamento di alcune situazioni o alcuni particolari volutamente tenuti nascosti e poi esibiti nel momento giusto (il fatto che in realtà l'evaso avesse ucciso solo due volte, una per salvare la madre e una all'inizio del film per salvare il bambino, quando sembrava che fosse un pluriomicida).
Un Mondo Perfetto non è la vetta del cinema eastwoodiano eppure ne contiene tutte le caratteristiche tipiche e conferma indubitabilmente come anche in questi exploit medi ci si trovi di fronte al miglior cinema possibile, anche se assolutamente non moderno.

Una delle cose che apprezzo di più del vecchio Clint è la sua ragionevolezza nel comprendere sè stesso in quanto attore, cioè che personaggio sia nell'immaginario collettivo, e l'usare questo a suo favore, cavalcando il ruolo come in questo film o negandolo come in I Ponti Di Madison County, per ottenere un rafforzamento dell'effetto desiderato.
Sa bene che alle volte basta una sua inquadratura del viso per far capire mille cose, e non perchè sia un grande attore, ma perchè quella faccia ormai è un carattere, una figura archetipa.

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