31.3.08

Il web video è come il punk

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Spesso mi si obietta che i video online, le web serie e tutto quello che è produzione video per la rete non è interessante, non è appassionante e in sostanza non tira. Questo è senz'altro vero, non si tratta di contenuti appassionanti come i film di Hollywood nè di serie imprescindibili come Lost o 24.
Tuttavia il video online, cioè il meglio della produzione in video per la rete (perchè come ogni cosa su internet c'è una produzione sterminata di cui si salva solo il 5%), è come il garage rock o il punk: una forma di produzione che bada molto poco alla forma, che è assolutamente minimalista in ogni aspetto della messa in scena ma che ha (o cerca di avere) dei contenuti forti, che ha qualcosa da dire e non se ne vergogna.

E non dico contenuti nel senso di messaggi, simbologie, metafore, riferimenti aulici ecc. ecc. ma nel senso di come si sposta l'attenzione sull'intreccio, sulla storia narrata, sull'avere qualcosa da raccontare.
E' un effetto della produzione diffusa con tutta probabilità, cioè in molti hanno almeno una storia da raccontare, poi magari non riusciranno a fare nient'altro di valevole, ma una storia da raccontare, un'emozione da mostrare l'hanno e anche se non conoscono perfettamente le regole della messa in scena poco importa.

Il video embeddato in alto ne è una dimostrazione. E' un corto di dieci minuti prodotto per internet. Minimalista fino all'osso mette in scena un triangolo con uno stile divertito, senza pretese, senza virtuosismi di alcun tipo, anzi scegliendo una sobrietà rarissima data probabilmente dalla consapevolezza di una scarsa abilità e dalla volontà di arrivare comunque al punto. Ancora, non è esaltante come un film, ma è diretto come un brano punk.

All'Amore Assente (2007)
di Andrea Adriatico

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All'Amore Assente è un film su un ghost writer politico che non si trova più, su un uomo che investiga sulla scomparsa prendendone il posto e sulla varia umanità e la politica che circondano e circondavano la vita dello scomparso.
E' un film sulla politica, sulla vita politica intesa come aspetto sociale del vivere in una società, e chiaramente un film sulla sfiducia verso la politica moderna.
Ma più che altro è un film noioso, lento, ridondante e che si crogiola nell'uso di un linguaggio alto, di una messa in scena che cerca in ogni momento il simbolismo e che imbeve il film di riferimenti dotti, citazioni umanistiche ecc. ecc.
Se c'è un diametralmente opposto al buon cinema popolare è il cattivo cinema elitario e All'Amore Assente lo si può considerare un ottimo esempio. Il cattivo cinema elitario è quello che vuole programmaticamente cercare di posizionarsi nella fascia dei prodotti per pochi e che mette in scena in maniera esplicita mille metafore, simbolismi e rimandi (la pioggia, la poesia, il doppio, la parola ecc. ecc.).
Tuttavia non c'è nulla di originale e, cosa ben più grave, non c'è un'idea di mondo valida (per non parlare di quella di cinema). In un film che vuole parlare di società e di politica è del tutto assente una visione chiara delle cose che regolano il nostro mondo, i rapporti e l'umanità.
Non c'è traccia di una visione delle cose ma solo di polemica. Polemica elitaria, lenta e noiosa.

30.3.08

La Società Dello Spettacolo (La Société du spectacle, 1973)
di Guy Debord

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La forza delle idee e delle opinioni alle volte non riesce a fare un intero film, specialmente se non è supportata da un adeguato uso delle immagini.
Guy Debord illustra, argomenta, spiega e mette in scena le sue idee e le sue teorie sul concetto di società dello spettacolo, cosa sia, cosa comporti e dove ci possa portare. A fare da continuo contrappunto alla sua voce fuoricampo sono immagini diverse di attualità, media e cinema, cioè di ciò che appunto nel suo complesso forma la società dello spettacolo.
Ma il contrappunto non è tale, non c'è una trama parallela, un discorso in accordo o in antitesi con le parole dell'autore e le immagini hanno più un uso illustrativo che narrativo o dialettico. In sostanza il valore aggiunto di ciò che si vede è alle volte blandamente illustrativo, alle volte di conferma di ciò che viene detto.
Parola (contenuto) e immagini (forma in questo caso) non intrattengono in sostanza alcun rapporto che non sia ogni tanto di spiegazione e illustrazione del detto. Dunque a latitare è proprio il concetto di cinema.
E nonostante la forza profusa da Guy Debord nel cercare di portare avanti un discorso attraverso altri media che non siano solo i libri, il risultato è il medesimo che si potrebbe ottenere dalla lettura di un libro. Anzi. La parola così veicolata, e senza immagini a fare da supporto, perde anche della sua forza e della sua incisività.

29.3.08

Questo è adescamento di fan!

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Almodovar ha aperto Hanno fatto aprire ad Almodovar un blog sulla lavorazione del suo prossimo film Los Abrazos Rotos. Blog aperto in tre lingue ma senza feed, con post lunghissimi e noiosissimi e molta poca carne al fuoco, cioè pareri, idee e cose personali di Pedro (al momento).

Ecco e tanto io lo so che non posso fare a meno di controllare se ci siano aggiornamenti ogni giorno.

Redacted (id., 2007)
di Brian De Palma

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Tutta la questione intorno a Redacted è che il film racconta una storia (solo liberamente ispirata ad un fatto di cronaca riguardante l'occupazione militare statunitense in Iraq) fingendo dichiaratamente di assemblare materiale girato in loco e non professionalmente.
Le scene sono mostrate alle volte dalla telecamera amatoriale di un militare, alle volte sono le conversazioni in videoconferenza fatte attraverso la rete tra militari e parenti, alle volte sono i videomessaggi alqaediani, alle volte sono documentari di troupe indipendenti, alle volte sono reportage dei telegiornali locali e alle volte sono i video di sorveglianza della base militare.
In sostanza ciò che sembra è che De Palma voglia raccontare la guerra in Iraq attraverso i mezzi con i quali l'abbiamo conosciuta noi che non ci siamo stati.

Ecco questa cosa, che era la più clamorosa e palesemente la più importante del film per come dia solo con la sua esistenza una chiave di lettura particolare e come voglia riflettere sul senso stesso delle immagini digitali e la loro pervasiva ubiquità, è una cosa ridicola.
Non posso non trovarmi daccordo con quanti in rete hanno espresso la loro perplessità sull'uso che De Palma fa in questo suo film dei punti di vista amatoriali e del video digitale. Le videocamere, i video di sorveglianza ecc. ecc. sono infatti usati per adottare punti di vista e fare cinema come si farebbe altrimenti, ovvero De Palma punta la videocamera amatoriale che dovrebbe essere tenuta in mano da uno dei soldati come punterebbe la sua macchina da presa, solo muovendola un po' di più.

Dunque che riflessione è sui nuovi mezzi se la messa in scena è la stessa che con i vecchi? Ancora mi trovo a dover ritirare fuori l'esempio di Cloverfield che, ben lungi dall'essere un caposaldo del cinema di riflessione, riesce a mostrare la diversità del video amatoriale e fare un uso di questo espediente molto più intelligente.
Quello che Cloverfield mette in scena è il punto di vista sbagliato, immagini spesso incomplete che non inquadrano chi dovrebbero al momento giusto che sottraggono alla nostra vista elementi importanti e che si comportano davvero come i video che siamo abituati a vedere e che non saturano mai la nostra voglia di completezza.

Ma in Redacted tutto questo non c'è, è un film come tutti gli altri. E poi la storia raccontata non è che brilli particolarmente. In fondo è Vittime Di Guerra.
Certo tutto questo non giustifica il non averlo mandato al cinema ma direttamente a pagamento su SKY.

28.3.08

Ho poco dunque voglio poco

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L'informatica low cost è un mio pallino da tantissimo e il fatto che finalmente stia emergendo come merita non può che riempirmi di gioia. E più che altro mi sembra davvero un segnale di qualcosa di più grande che coinvolge anche la smaterializzazione dell'intrattenimento online.

In particolar modo ci sono due oggetti che stanno attirando la mia attenzione in maniera maniacale, uno è il richiestissimo eee PC della Asus, un computer portatile minuscolo dotato di connettività WiFi, Webcam e mouse touchpad e un po' prese tra ethernet e USB ma nessun drive disc che costa 299€ e che è al momento introvabile date le richieste. Monta sistema operativo Linux ed è perfetto per fare l'essenziale in viaggio, non pesa nulla e si infila dove volete con praticità (nel mio ultimo viaggio la borsa del portatile pesava più di quella dei vestiti, giuro!).

L'altro è più coerente con questo blog ed è Flip, un videocamera grande quanto un telefonino, ma che fa solo quello. Ancora di più non ha zoom, non ha funzioni, non ha impostazioni, non ha nulla. Ha un pulsante che fa iniziare e finire la registrazione, disco rigido interno da 1 o 2 Gb (30 o 60 minuti) e una presa USB per collegare tutto al pc (compreso un software di editing primordiale).
La risoluzione è quella da televisione (640x480 e 30fps) e la qualità è molto buona. Il prezzo è 180€.

Ora non mi metto a parlare di queste cose per fare recensioni di cose che nemmeno ho provato, quanto per parlare di soluzioni low cost che non sono solo grandi idee ma che incontrano il mercato (l'eee PC lo voglio compare e non ci riesco).
Se elaboriamo queste soluzioni per i mercati in via di sviluppo (vedi Africa) e poi capiamo che siamo noi il target prediletto, questo può cambiare e di molto il paradigma tecnologico. Se da una parte infatti c'è Apple con i suoi computer (giustamente) molto costosi, dall'altra è necessaria una controparte economica.
Ma quest'economicità svela come ci sia (e stiamo scoprendo che è lo stesso nella fruizione musicale o cinematografica) un'esigenza di povertà, come la qualità non sia sempre richiesta o desiderata dalla massa. Come ci siano delle funzioni essenziali che valgono poco ma che sono desiderate.

Pagare una videocamera essenziale 178€ o un pc essenziale 299€ non è troppo diverso da desiderare musica anche in cattiva qualità ma gratuita o film in bassa risoluzione ma gratis. Crolla in questo modo il falso mito della qualità con il quale le aziende ci hanno scassato per anni giustificando scelte e rinnovi tecnologici. Il low cost segmenta in due direzioni ovvie il mercato, il basso e l'alto, lasciando Apple da una parte con la sua indubbia maggiore qualità e l'eee Pc dall'altra con le sue funzioni basilari. Sono i sistemi Microsoft che non si sa dove si collochino...

Mars - Dove Nascono I Sogni (Mars, 2004)
di Anna Melikyan

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Sebbene con un grandissimo ritardo arriva nelle nostre sale Mars, il cui titolo originale sarebbe una variazione sul nome Marx che in russo (o meglio in cirillico) si scrive Markc, la scomparsa della k è un richiamo al contenuto del film in cui un cinema chiamato come lo studioso tedesco ha una lettera dell'insegna spenta.
Se Kusturica è il Fellini slavo allora Anna Melikyan sembra la Kusturica russa (anche il letto volante in locandina (foto destra) mette sulla giusta strada), impegnata com'è a raccontare una storia che si nutre di caoticità, grottesco e variazioni continue e fracassone.

Il bello di Mars infatti è proprio il suo essere programmaticamente fondato sull'estetica e il suo mischiare con abilità parti di racconto sognate, parti immaginate e parti realmente vissute (bellissimo il modo in cui il pugile ricorda i paesi in cui è stato).
Pieno di idee interessanti sulle quali regna quella della cittadina dove finisce il protagonista, un luogo sorto per i dipendenti di una fabbrica di peluche nel quale i pupazzi prodotti sono considerati come moneta (visto che spesso così che vengono pagati i lavoratori) e che cerca di venire a patti con l'eredità comunista (mille i manifesti di Marx o Lenin con i pupazzi di peluche).

In tutto questo si inserisce un triangolo amoroso in sè non troppo originale ma che, come nei film di Kusturica, riesce a risollevarsi per il modo in cui tratta le singole scene.
Per intenderci non è esaltante il rapporto tra i due uomini e la donna coinvolti, ma le microinterazioni, i momenti a letto o gli sguardi scambiati quelli si sono alle volte fulminanti, che dimostrano quanto Anna Melikyan sia brava a suggerire e a parlare per metafora o metonimia

Abbonata alla ripresa dall'alto a filo di piombo e abilissima ad usare gli effetti speciali in chiave espressionista Anna Melikyan è qui al primo lungometraggio e già ne ha fatto un secondo, Rusalka, premiato in molte sedi tra cui il Sundance Film Festival. Lo vedremo mai?

27.3.08

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Ecco il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.

LA PUNTATA DEL 22/03/08

Or dunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada.

26.3.08

MissTake (2008)
di Filippo Cipriano

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POSTATO SU
Non so chi ricorda Medley - Brandelli di Scuola, un film di 8 anni fa, fieramente indipendente, fieramente trash, fieramente splatter e fieramente portatore di quella che sbandierava come una spontaneità e un totale distaccamento dal cinema italiano imperante che ricevette anche l'onore di essere distribuito dalla Troma (te li raccomando pure quelli!!). Ad interpretare e probabilmente ad ideare c'era Ulisse Lendaro assieme ad altri suoi familiari.
Passati dieci anni non cambia molto, Lendaro sta insieme ad Anna Valle ed ha accesso a fondi e personalità leggermente migliori ma rimane la stessa incapacità di fare cinema e la stessa voglia di non curarsene. Solo che ora la produzione ha un budget più alto (ma comunque basso) e partecipazioni più rinomate (Anna Valle e Remo Girone).

Nessuno sa recitare e quei pochi che un minimo di abilità l'hanno sono mal diretti o mortificati (Remo Girone che deve recitare in romanesco...). Non c'è la minima concezione di messa in scena, di composizione dell'inquadratura o di montaggio. La fotografia è sempre la medesima come se si fosse girato tutto il film in una sola giornata (ipotesi che comunque non mi sento di escludere), la trama è banale e raccontata malissimo e le battute non fanno ridere.

C'è talmente tanta incompetenza programmatica in MissTake da far credere che sia fatto apposta e forse è così, ma anche se fosse non si tratta di una possibile giustificazione. L'idea che possa esistere un cinema volutamente fatto male non ha il minimo senso. Non è questione di girare in fretta e adottare una messa in scena minimale (MAGARI!) è questione di fare le cose male, di mettere in testa delle parrucche da 10€ palesemente finte quando dovrebbero (nella finzione scenica) essere un trucco ingannevole e di non usare il linguaggio del cinema.

Ma ben presto anche l'ipotesi di un cinema appositamente fatto male svanisce quando si abbozza un tentativo di colpo di scena e di intreccio di trama. Spesso parlando del cinema di natale o delle commedie prima degli esami e di tante altre produzioni popolari uso toni benevoli perchè in fondo il cinema di cassetta deve esistere e non vale la pena puntargli il dito contro, invece su questo punto il dito. Eccolo qui il cattivo di cinema, quello che si propone come la novità, quello che vuole andare contro gli schemi e che vuole essere cose che non sa nemmeno cosa siano.
L'unica cosa buona sono gli effetti speciali (ridondanti fino alla morte) e forse il film potrebbe funzionare come loro showreel.

Non dirò nemmeno delle indisponenti frasi autoincensatorie con le quali hanno condito il materiale per la stampa nè di come si siano nascosti dietro la volontà di fare umorismo nero. Non lo dirò perchè sono stanco e già mi sono arrabbiato a sufficienza.
Ah! Chiaramente è già il peggior film dell'anno...

25.3.08

Tutta La Vita Davanti (2008)
di Paolo Virzì

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POSTATO SU

Le ultime prove di Paolo Virzì erano state parecchio deludenti. Tutti tentativi mancati di uscire da quel provincialismo che aveva contraddistinto le sue prime opere (con Ovosodo chiaramente in testa) che sconfinavano solo nei luoghi comuni.
Però non si può negare che anche negli exploit peggiori è sempre rimasto uno dei migliori narratori del nostro cinema, forse al momento il più bravo a mettere in scena personaggi complessi, figure ambigue e quello dotato della visione di mondo più interessante.

Tutta La Vita Davanti soffre del medesimo provincialismo degli altri film, quello per il quale l'ignorante lo si distingue per il fatto che guarda il Grande Fratello e l'acculturato invece racconta i miti platoniani (come già il protagonista di Ovosodo raccontava la grande letteratura ai compagni di fabbrica) e dove non ci sono mezze misure, tutti i personaggi sono estremi nel loro essere caratteri.

Però quello di Marta è forse uno dei personaggi più belli che il cinema italiano ci abbia saputo regalare negli ultimi anni (assieme ad Accio, il fratello figlio unico di Manrico). Merito sicuramente del fatto che Virzì è bravissimo a dirigere gli attori (anche Sabrina Ferilli recita!), ma soprattutto di una scrittura che dota Marta della complessità reale degli esseri umani.
Come spesso capita per i protagonisti di Virzì è una ragazza dalla vita non facile che però non si lamenta nè si dà mai pervinta, contornata da un'umanità grottesca e strana lei è quella forse messa peggio ma si trova sempre a dover aiutare qualcuno e proprio per il suo non arrendersi mai sembra che stia messa meglio degli altri.

Ancora come sempre in Virzì Marta è quasi disumana per come apparentemente sembri non provare sentimenti. Se ne intuisce una natura sensibile ma non esita a fregare i suoi clienti, non si cura più di tanto delle disavventure della compagna di casa, non ha una compassione troppo forte per il compagno di lavoro (Elio Germano) e non è nemmeno troppo ferita quando scopre che l'uomo in cui riponeva speranze romantiche è sposato e comunque va con un'altra. Ma tutto questo anzi che essere un difetto è un pregio.

Si era detto dei personaggi troppo estremi di Virzì, ecco Marta se ne distacca totalmente riassumendo in sè la complessità del film e del mondo che Virzì vuole raccontare. Un mondo di precari ma finalmente non appellato al facile sinistrismo o alla provvidenza delle unioni lavoratori, anzi pervaso di umanesimo che come lo stesso regista sottolinea "fa amare anche il più negativo dei personaggi", che è il tratto migliore della pellicola.

Certo per il resto ci sono mille cadute di stile. A fronte di tante belle trovate utili a rendere in maniera molto sottile le emozioni di Marta ci sono invece espedienti facilissimi e banalissimi usati per gli altri personaggi. In più Tutta La Vita Davanti non va più in là di Ovosodo e tutte le cose migliori che si possono dire per il primo sono quelle che già furono dette per il secondo. La poetica degli ultimi, quelli con l'uovo sodo incastrato in gola che non va nè su nè giù e con il quale gli tocca convivere tutta la vita è ancora la stessa, ma è ancora efficace.
Perchè nonostante tutto, nonostante il fastidio delle trovate facili, di certa retorica, del provincialismo e di una visione troppo radicale delle cose Paolo Virzì con Tutta La Vita Davanti ha vinto, confermandosi ancora il miglior narratore del nostro cinema.

24.3.08

Questa Notte E' Ancora Nostra (2008)
di Paolo Genovese e Luca Miniero

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Incantesimo Napoletano è stato a lungo il film più brutto che avessi mai visto nella mia vita. Non so neanche come sia stato possibile che sia andato a vederlo al cinema. Ora credo che Dracula 3000 l'abbia soppiantato...
Ad ogni modo, con che stato d'animo potevo approcciarmi a questo altro film di Genovese e Miniero dopo quell'exploit? E anzi che non sono stato troppo influenzato dal pregiudizio...

Questa Notte E' Ancora Nostra come si capisce subito dal titolo e dal protagonista (Vaporidis) è l'ennesimo capitolo della avventure cinematografiche della premiata ditta Martani/Brizzi (qui alla sceneggiatura) che hanno trovato in Vaporidis il loro attore feticcio.
Stavolta l'ambientazione non è nè scolastica, nè noiresca, ma interrazziale. Questa Notte E' Ancora Nostra tratta di un gruppo musicale che per sfondare deve avere una cantante cinese e va a cercarla nel ghetto cinese di Roma, salvo poi che il protagonista se ne innamora.
Il film è scritto con l'abile banalità che ci si attende e diretto con i piedi come si conviene (in particolare le scenografie e le luci sono veramente messe su senza cura).

Quello che invece sembra più utile sottolineare è come sempre di più questi film (che comunque incassano e molto e quindi sono assolutamente necessari) si vanno a configurare come i musicarelli moderni. Benchè non ci siano canzoni il fatto che abbiano una struttura sempre uguale che si ripete ad oltranza, che abbiano più o meno il medesimo giro di attori e che basino la loro vera forza sui comprimari (qui in sostanza Mattioli) e l'ironia del quotidiano li rendono davvero quanto di più vicino al cinema italiano da quattro soldi e molti incassi degli anni '60 si sia visto negli ultimi anni.
E' un cinema innocuo, rassicurante (le divergenze razziali di entrambi i fronti ed entrambe le famiglie si appianeranno e ognuno avrà quello che desidera) e che trova l'umorismo nel continuo cambio di scenario (qui le trovate vengono dallo scontro romanità/cultura asiatica e dal fatto che il protagonista lavori col padre nelle pompe funebri), proprio come i film di Nino D'Angelo o quelli di Little Tony. E allora benchè si tratti di brutto cinema, fino a che serve a far cassa ben venga. Almeno è innocuo.

23.3.08

YouTube Awards 2007 - La massa screma bene ma premia male

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Anche quest'anno sono usciti gli YouTube Awards i premi consegnati dagli utenti ai video che si sono distinti durante gli ultimi 365 giorni per motivazioni imponderabili. La fiera dello user generated content.
Si tratta di una sorta di "del meglio del nostro meglio", non tanto per quel che riguarda i vincitori quanto per le nomination (spesso più interessanti).

Le categorie sono 12, alle 7 dello scorso anno (Commentary, Creative, Adorable, Music, Comedies, Inspirational, Series) ne sono state infatti aggiunte altre 5: Instructional, Eyewitness, Short Film, Sport, Politics. Ogni categoria ha un vincitore e non ce n'è uno in assoluto come hanno scritto i giornali fuorviati dal fatto che in automatico sia mostrato il vincitore della prima categoria (sono in ordine alfabetico).

Le notizie sono che Four Eyed Monster (di cui s'era parlato già) nella categoria Inspirational non ha vinto, che non ha vinto nè Obama Girlla parodia a sfondo Clinton dello Apple che faceva il verso a 1984 hanno vinto in Politics, che non ha vinto il genio della visione in 3D con il Wiimote (pure quello già segnalato (che mica si dorme qui!)) in Instructional (ma la risoluzione del cubo di Rubik valeva la candela), che nessuna delle serie nominate era conosciuta mentre in Music ha vinto il noto viral Chocolate Rain e che i video della sezione Commentary erano non solo i più divertenti ma anche i più seri, commoventi e interessanti.

Tra le nuove aggiunte è interessante vedere soprattutto la presenza della categoria Eyewitness cioè filmati che testimoniano qualcosa, la rappresentazione del citizen journalism (o del concetto di reporter diffuso) declinato nella sua accezione più sensazionale (nel senso di creare sensazione). La finestra amatoriale sul mondo.
Sufficientemente autoesplicativa anche la presenza della sezione Politics, l'unica a distinguersi non per forma (è un misto di music, comedy, creative e commentary) ma per contenuto.

Fa piacere vedere che nella categoria Short Film ha vinto My Name is Lisa, corto di cui qui si era già parlato quando si classificò terzo al concorso di cortometraggi sempre indetto da YouTube. Segno che nel tempo gli utenti hanno visto e apprezzato più quello dei suoi concorrenti (indegni, questo lo ricordo con chiarezza). E siccome a me era piaciuto tantissimo (e qui comando io) lo riposto.

E per la serie "ecco il vostro gatekeeper" vi segnalo da vedere (oltre a tutta la categoria Eyewitness) anche la già linkata risoluzione del cubo di Rubik, le donne nella storia dell'arte, HuckChuckFacts, l'irresistibile risata contagiosa del bambino, la serie in 9 puntate (tutte viste, ma io sono maniaco) di Street Fighter: The Later Years e infine se come me amate a tal punto il drammatico da accontentarvi anche di exploit minori il commentary a proposito di Di chi siete la persona preferita?.

20.3.08

David di Donatello "I giovani erano il nostro futuro!"

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Oggi sono stato alla conferenza che ha annunciato le candidature ai David di Donatello 2008, i premi italiani per il cinema nazionale più ambiti. E non ho potuto non pormi delle domande: Ma cosa rappresentano questi premi? Anzi, chi rappresentano? Sono come il festival di Sanremo?

Gli Oscar rappresentano quello che il grosso del pubblico ritiene essere cinema alto, mentre roba come Cannes o Venezia detta più o meno la linea di cosa oggi riteniamo essere il cinema migliore, cosa abbiamo capito di quello che viene prodotto e (per negazione) cosa invece non abbiamo capito, rappresentando la classe intellettuale nel suo complesso. Mentre festival o premi come Locarno, Torino, Berlino ecc. ecc. dovrebbero rappresentare più nello specifico la nicchia cinefila degli intellettuali e del pubblico intellettuale.

Ecco i David chi o cosa rappresentano? Secondo me sono i Nastri D'Argento a costituire l'equivalente degli Oscar, cioè ciò che la massa ritiene essere cinema valevole un premio, perchè assegnati dai cronisti di cinema, mentre i David facendo capo ad un ente autonomo non si capisce bene che siano. Ma tutto mi è stato chiaro arrivato in loco. I David sono la vecchia guardia, il simbolo stesso della gabbia mentale di chi crede di non aver bisogno di un ricambio o di chi cambia qualcosa ogni anno affinchè nulla cambi, di chi preserva unicamente se stesso credendo che l'età sia un valore in sè. Rispecchiano una concezione di cinema vecchia di decenni e incarnata perfettamente da Rondi che non a caso presiede il tutto.

27 Volte In Bianco (27 Dresses, 2008)
di Anne Fletcher

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Vi fu un tempo in cui anche io andavo al cinema normalmente, dove per normalmente intendo come tutti i comuni mortali, una volta ogni tanto. E andando al cinema una volta ogni tanto non potevo certo vedere tutto quello che usciva dunque ero costretto come tutti a selezionare. Il che non vuol dire che vedessi solo capolavori (anzi!), ma in linea di massima non vedevo mai prodotti a me totalmente sgraditi.

Ecco allora mi chiedo e VI chiedo: ma ci sono sempre state tutte queste commedie sul matrimonio??
Da quando vado al cinema per lavoro non faccio che vederne! Sono tutte uguali tutte banali e scontate e tutte orrendamente concilianti. Certo non sono meno banali e scontate di un brutto film d'azione, ma non so... Sarà il fatto che inneggiano al matrimonio e quindi alla costruzione di un ordine che è quello precostituito e imposto ad infastidirmi particolarmente (mentre se non altro il filmaccio brutto d'azione è comunque un inno al disordine e alla distruzione).

27 Volte In Bianco, diretto dalla regista di Step Up (rendiamoci conto), è il prototipo solito della commedia romantica: lui e lei hanno bisogno d'amore; si incontrano e si odiano a pelle; litigano talmente tanto che si innamorano; però hanno degli affari e/o delle storie parallele in ballo; ad un certo punto arriva il sospirato bacio e/o qualcosa di più; a questo punto salta fuori l'artificio drammatico nella persona di un amante o di un inganno che sale a galla; il truffato e/o tradito fa una scenata e dice: "Sei un bastardo! Io ti amavo!" e l'altro: "Ti posso spiegare..." ma non va mai avanti con la frase; ognuno torna alla propria vita però più triste di prima; chi accusava scopre per caso che le sue accuse erano false e/o l'altro si è pentito dell'inganno e/o non era un vero inganno; tenta di rimediare; sembra troppo tardi; non lo è. Lieto fine.

I protagonisti devono essere carini ma non troppo sexy e i personaggi interessanti ma abbastanza mediocri e imbranati da poter scatenare identificazione. Quella giusta via di mezzo tra la realtà dell'essere umano medio e la bellezza dei divi, cioè devono proporre un'identificazione verso l'alto che sia però raggiungibile e non al di là della portata di chiunque. In questo senso solitamente si prendono donne bellissime ma un po' cicciottelle e si insiste su questi particolari.

Aggiungiamoci molti matrimoni, un migliore amico/a simpatico e buffo che garantisca il tono di commedia e il film si gira da solo. E 27 Volte In Bianco sembra proprio che si sia girato da solo.
Ammetto tuttavia che ci sono 2 trovate di numero interessanti, cioè il momento in cui lei si prova tutti i vestiti e sono uno davanti l'altro sui divani e di sfondo si vede la catasta e il momento alla fine con le 27 damigelle d'onore. Quelli non sono momenti stupidi, hanno il loro perchè e anche alcune vaghe caratteristiche di cinema. Il resto è industria.

18.3.08

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Ecco il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.

LA PUNTATA DEL 15/03/08

Or dunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada.

Un Bacio Romantico (My Blueberry Nights, 2007)
di Wong Kar Wai

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POSTATO SU
Tocca dire subito due cose: Wong Kar Wai nel campo "metropoli notturne e disperate con luci al neon" non ha rivali e dal primo film fatto fuori da Hong Kong non ci si può che aspettare un bignami di quello che sa fare.
Precisate queste cose e il fatto che alla fotografia non c'è il compagno di mille battaglie e mille successi Christopher Doyle (ma al montaggio invece il fido William Chang c'è), c'è da dire che Un Bacio Romantico è decisamente molto migliore di 2046.

Si tratta di cinema in puro stile Kar Wai: anime sole e perdute nelle città moderne, girato prevalentemente di notte e incentrato non sulle storie d'amore in sè ma sul loro prima e il loro dopo, personaggi che raccolgono i cocci di se stessi e vivono di speranze. Non è ripetizione ma reiterazione.

Come sempre nei suoi exploit migliori Wong Kar Wai riesce a prende dalle atmosfere pure del noir solo ciò che gli serve, tralasciando tutti gli ambiti malavitosi e più violenti e isolando il romanticismo della modernità. E tutto questo lo fa con le immagini e non tanto con le parole.
Nessuno come lui ha trovato l'estetica dell'empatia moderna e nessuno come lui ha individuato e fissato le aree di resistenza del vivere romanticamente nel mondo moderno. E in Un Bacio Romantico, benchè non ci sia la forza innovativa e poetica di Angeli Perduti o Hong Kong Express, ci sono comunque buonissime idee come quella dei personaggi visti di giorno e di notte e i loro rapporti che si ribaltano.

Certo il segmento incentrato sul personaggio di Natalie Portman è abbastanza lento e ammazza un po' un ritmo che, come sempre, viaggia pericolosamente sul crinale della lentezza. Ma Wong Kar Wai riesce ancora a sfornare trovate di messa in scena davvero uniche, idee che sono l'unione di punti di osservazione poco ortodossi, viraggi su colori sparati, messa a fuoco parziale e una prospettiva diversa sulle solite cose.
Dai barattoli di ananas di Hong Kong Express alle torte di Un Bacio Romantico non ci passa molto, l'umanizzazione degli oggetti e delle cose è sempre la metafora della quotidiana piccola sofferenza di personaggi che sembrano costantemente soli e bisognosi d'affetto. Ed è sempre bellissimo.

Un'ultima nota per il titolo italiano. Ho già espresso in passato la mia posizione ambigua e non decisa sulla storia degli adattamenti e della malatitolazione ma in questo caso mi pronuncio fortemente contro.
Il titolo originale ha una precisa economia nella trama e visto a posteriori è fenomenale per come aggiunge valore ad alcuni elementi (cioè le torte di mirtilli) e cambia punto di vista sulla storia. Quello italiano allo stesso modo sottolinea un altro elemento importante del film (un bacio che avviene ad un certo punto) ma che è bello proprio perchè abilmente (ed è uno degli espedienti migliori) Wong Kar Wai lascia il dubbio sul fatto che sia realmente accaduto (e comunque ha un illustre precedente).
In due parole: il titolo italiano rovina quello originale arricchisce.