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28.1.14

Tutto sua madre (Les garçons et Guillaume, à table, 2013)
di Guillaume Galliene

Ha dalla sua un punto di forza potente Tutto sua madre (e dire che l'autore si era anche impegnato a trovare un titolo particolare ed originale!): il fatto di prendere il tema dell'omosessualità durante la formazione individuale da una chiave impossibile per chiunque non la proponga, come lui fa, a partire dalla propria vita. La vita di Guillaume è raccontata dall'autore e attore stesso che interpreta anche il ruolo della madre, con una minuzia, una perizia, un dettaglio e una mimesi talmente clamorosi che il film non è ancora iniziato e già ha detto metà di quel che c'è da dire.

Guillaume non è certo cresciuto in una famiglia indigente nè ha certo avuto problemi di educazione, la madre ha sempre capito che era gay, e pur non accettando troppo le preferenze sessuali del figlio, se n'è fatta una ragione comportandosi come la madre di un omosessuale (o meglio come lei pensa che le madri di omosessuali facciano).
Siccome tutto viene da uno spettacolo teatrale la messa in scena è pesantemente ispirata al palcoscenico ma senza inficiare la buona riuscita del montaggio. Galliene tiene per sè anche alcuni colpi di scena clamorosi, mostrati con i mezzi del cinema. Insomma non è un'operazione di pigra ripresa teatrale.

Tuttavia nel personalissimo autobiografismo di Tutto sua madre, condotto con intelligenza sul tono della commedia, non si scova mai un dettaglio, un elemento o un passaggio così universale da portare quella storia individuale a qualunque altro membro del pubblico. 
Ci si può anche commuovere durante la parabola strana e originale di Guillaume ma è sempre per lui, mai per quello che quella storia di uno sconosciuto ha saputo rappresentare di noi.
Se qualcosa di realmente universale c'è, è quella maniera così peculiare in cui guarda e ci fa guardare sua madre, l'idea di una mimesi così clamorosa (interpretare egli stesso la madre e farlo senza il minimo eccesso ma con un travestitismo sobrio e misuratissimo). Uno sguardo così, in un film nel quale un po' di camp non avrebbe nemmeno stonato, è davvero la componente centrale (ma in fondo poco sviluppata) di tutto il film.

2 commenti:

Babol ha detto...

Ammetto che il trailer mi ispirava ma dalle mie parti non è uscito. Magari lo recupero, sembra particolare.


Gabriele Niola ha detto...

lo è


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