Diversamente dai film totalmente indipendenti realizzati prima e dopo, Gli Esclusi è un film decisamente più inquadrato nel sistema hollywoodiano e quindi più "canonico" non per questo però meno rappresentativo delle idee cinematografiche cassavetesiane.
Per raccontare il tema, allora inedito, delle difficoltà emotive di bambini mentalmente disabili Cassavetes guarda all'Europa (ma anche ai più eversivi registi americani vedi Browning) e prende veri disabili (tutti tranne il protagonista), sceglie di credere nella profondità di campo fino alla morte come faceva la Nouvelle Vague e punta tutto sulla recitazione appoggiandosi a Burt Lancaster, Judy Garland e Gena Rowlands.
Se però il film si trascina più che altro su binari abbastanza canonici, con alcuni momenti che addirittura stonano sulle idee libere di Cassavetes (vedi le inquadrature di Judy Garland fatte con la calza) e un montaggio rivisto dal produttore che appiattisce il ritmo generale, nel finale il lavoro straordinario che il regista/attore era solito fare sugli attori paga nella scena finale.
C'è una recita e come spesso capita nei racconti una rappresentazione fasulla (in questo caso il primo giorno del ringraziamento) lascia emergere sentimenti reali e per la prima volta vediamo il protagonista esternare qualcosa. E' una lunga scena quasi solo di volti dove le battute non contano più nulla e tutto è lasciato alle facce straordinarie (e vere) dei disabili e a quelle straordinarie (e fasulle) degli attori tutti. Bambino compreso.
Per raccontare il tema, allora inedito, delle difficoltà emotive di bambini mentalmente disabili Cassavetes guarda all'Europa (ma anche ai più eversivi registi americani vedi Browning) e prende veri disabili (tutti tranne il protagonista), sceglie di credere nella profondità di campo fino alla morte come faceva la Nouvelle Vague e punta tutto sulla recitazione appoggiandosi a Burt Lancaster, Judy Garland e Gena Rowlands.
Se però il film si trascina più che altro su binari abbastanza canonici, con alcuni momenti che addirittura stonano sulle idee libere di Cassavetes (vedi le inquadrature di Judy Garland fatte con la calza) e un montaggio rivisto dal produttore che appiattisce il ritmo generale, nel finale il lavoro straordinario che il regista/attore era solito fare sugli attori paga nella scena finale.
C'è una recita e come spesso capita nei racconti una rappresentazione fasulla (in questo caso il primo giorno del ringraziamento) lascia emergere sentimenti reali e per la prima volta vediamo il protagonista esternare qualcosa. E' una lunga scena quasi solo di volti dove le battute non contano più nulla e tutto è lasciato alle facce straordinarie (e vere) dei disabili e a quelle straordinarie (e fasulle) degli attori tutti. Bambino compreso.
4 commenti:
grande cassavetes uno dei matti di Quella Sporca Dozzina...
definito da Scorsese "L'ispiratore di tutti noi. Senza lui a dimostrarci che una via indipendente poteva esistere nessuno di quelli della mia generazione avrebbe fatto quello che ha fatto".
Ho adorato i primi film indipendenti e particolarissimi di Cassavetes. Questo è sicuramente un ottimo film, ma come dici tu, fin troppo canonico, tranne qualche momento come quello straordinario da te descritto. Fatto sta che Cassavetes era sicuramente un grande.
Ale55andra
questo è sicuro
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