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13.3.12

Magnifica Presenza (2012)
di Ferzan Ozpetek

La vera brutta notizia di questo nuovo film di Ferzan Ozpetek è la scrittura. Magnifica Presenza è scritto con sciatteria, poco impegno, poca raffinatezza e molta confusa voglia di dire tanto senza organizzare molto. La storia è raccontata con un andamento privo di una direzione chiara (che potrebbe anche essere un bene) ma con un passo lento e spesso colmo di ampie fasi di stasi, in cui poco succede e poco di interessante viene mostrato, in cui in sostanza i personaggi mostrano qualcosa di se stessi che apparentemente non è interessante nè è funzionale ad una costruzione più grande. 

Al contrario il reparto immagini è come sempre di primo livello. Ozpetek cerca e trova location inconsuete, angolature per riprendere i soliti luoghi che sembrino venire da un altro mondo (il Teatro Valle, Monteverde vecchio), incastra piccoli gioielli di immaginazione che attingono al suo mondo per rimandare da altre parti (lo scantinato in cui travestiti lavorano alle macchina da cucito comandate da una badessa-uomo) e riesce a raccontare un carattere con un'immagine sola (Germano chinato che spennella cornetti).

Quindi alla fine privo della giustificazione da commedia di Mine Vaganti, privo della serietà di La finestra di fronte, l'equilibrio di Saturno Contro o l'urgenza di Le fate ignoranti, Magnifica presenza è un film che non trova la sua identità, sballottato tra diverse idee (pure buone) che sanno di riciclo illustre.
La teatralità e le colonne sonore spagnole del sempre-citato Almodovar, il retaggio moderno degli orrori fascisti che si materializza nelle case e per le strade già visto in La finestra di fronte, la cucina, il forno, il bar, l'assaggio di qualcosa (visti sempre), l'implausibilità degli atteggiamenti che dovrebbe perdersi nel flusso di un racconto empatico (e invece si nota tutta) e via dicendo.
Magnifica presenza alla fine purtroppo non è nulla. Un nulla riempito dalla personalità e dai luoghi comuni del suo autore, incapace di vivere autonomamente o di intrattenere, reso vagamente interessante da una serie di trovate affascinanti (il titolo, il rapporto d'indagine con il passato, l'irrisolutezza espressiva del protagonista) che non si concretizzano mai e rimangono solo idee non sfruttate. E' un film insomma che riesce a parlare solo di ciò che poteva essere e non è.

7 commenti:

linogash ha detto...

Che Magnifica recensione.
Linogash


gparker ha detto...

Un Magnifico commento! :)


Anonimo ha detto...

Invidiosi critiche sparate senza costrutto.....


gparker ha detto...

in che senso senza costrutto?
Spiega meglio


tony ha detto...

in che senso "invidios-i critich-e"? Nel senso senza costrutto?


Flavia ha detto...

Credo che il "senza costrutto" voglia dire che, tanto, le persone andranno comunque a vedere il film perché "garbato" e adattissimo alla Domenica pomeriggio delle signore over 60 che, ormai, sono Lo Spettatore Italiano.


gparker ha detto...

secondo me non vuol dire quello


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