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30.4.12

Avengers (id., 2012)
di Joss Whedon

Da quando il cinema si è innamorato dei supereroi abbiamo assistito ad una progressiva revisione del concetto di blockbuster d'intrattenimento. L'invasione dell'eroismo e dell'adattamento di storie da fumetti ha portato il cinema d'azione mainstream a dividersi nelle stesse categorie del fumetto. Da una parte Wanted, Kick-Ass, Watchmen e Scott Pilgrim, dall'altra Il Cavaliere Oscuro, 300, Spider-man e Hulk (da un'altra ancora le riflessioni del cinema su tutto ciò, come Super o Chronicle). Con risultati buoni e meno buoni da ambo le parti.
La vera conseguenza però è che filmoni più tradizionali come Transformers o Battleship, suonano quasi datati, mostrano più stanchezza di quanto non avrebbero fatto in altre condizioni e nei casi migliori lavorano velleitariamente per ricalcare il modello "fumettone".

In questo scenario Avengers si erge come la forma suprema, perchè del fumettone incarna le caratteristiche più triviali, basse e gutturali e insieme le più caratteristiche. 
Rifiutando qualsiasi accezione alta e configurandosi come la traduzione cinematografica di un fumetto commerciale, seriale e improntato alla conquista del lettore/spettatore, Avengers punta su azione, comicità e una punta di romanticismo (come tutti del resto), riuscendo a raggiungere uno zenith di perfezione grazie ad un andamento spensierato oltre ogni decenza, che come un collante rende scorrevole qualsiasi asperità, appiana qualsiasi problematica e risolve anche quelli che con altri toni sarebbero stati grumi fastidiosi di sceneggiatura.
Il merito è tutto di Joss Whedon, capace di scrivere e poi realizzare un film che del fumetto prima di tutto importa il rapporto con il lettore/spettatore, la mancanza di pretese e la volontà di raccontare il fantastico con sguardo ammirato e sognante.

La parte più mostruosa è semmai l'operazione di "ingegneria del cinema" con la quale dei 4 giganteschi protagonisti ognuno ha la sua dignità, ognuno mantiene il tono dei propri trattamenti cinematografici precedenti e ognuno ha il suo momento di "eroismo" alla propria maniera. Whedon calcola tutto con il misurino e poi incolla le parti meno compatibili con una valanga di ironia, ottima per qualità e sorprendente per tono. Tutto con l'idea di avere Hulk come personaggio fondamentale, cuore emozionale e chiave di volta di ogni momento, l'unico dei 4 a non avere un modello filmico da ricalcare e il più azzeccato quanto a psicologia.

Abituato a lavorare su un audiovisivo che cerchi di avere i pregi dei migliori fumetti fin da Buffy, ora Whedon è in grado di mostrare "tavole" come quella in cui Hulk colpisce comicamente Thor alla fine di una battaglia condotta insieme, in mezzo al drammatico, alla tensione e alla retorica (quella lasciata sempre a Capitan America). Lavora su un'estetica dell'occhio lucido delinandolo in paura (della Vedova Nera al primo incontro con Banner), disperazione (di Tony Stark in attesa della risposta all'ultima telefonata a Pepper Potts) e senso di colpa (Hulk alla sua prima trasformazione, poco prima di perdere coscienza).
In sostanza questo film dei Vendicatori setta uno standard che sarà difficile da eguagliare e dimostra che il fumetto mainstream al cinema lo si realizza lavorando prima di tutto sul tono.

5 commenti:

frankie666 ha detto...

mmmh, secondo te quindi qual'e il futuro del film di supereroi? Si puo andare avanti a buttare nuovi supereroi nella mischia, a tentare di lanciare nuovi franchising finche produzione e cast non si stancano, al che si procede con dei reboot (vedi Batman, Spider Man e / o Superman)?

Io credo di no, poiche alla fine il pubblico si stufera di rivedere sempre le stesse storie ri-raccontate. A mio avviso, i comic americani sono soap opera lunghe decenni, per cui tentare di trasferirle al cinema e redditizio e utile solo in un breve periodo. Nel lungo periodo non ce la puoi fare, e quindi o hai nuovi supereroi a cui attingere (che pero ad una certa finiscono) o non ce la fai. Magari hanno bisogno di un medium visivo differente (serie tv?).

Un tentativo diverso lo fece Bryan Singer con Superman Returns, in cui non fece un reboot ma bensi, parti dal presupposto che superman c'era da una vita. Personalmente credo che sia l'unico modo per andare avanti. Un po come James Bond...

Io parlo di personaggi seriali, le graphic novel vanno alla grande perche sono storie autoconclusive...


Gabriele Niola ha detto...

Io non credo che potranno funzionare come bond, con avventure pseudo seriali ad oltranza. Perchè Bond con calma e con il tempo è stato stravolto molte volte, con i supereroi potresti meno.

Io credo che abbiamo passato l'acmè e lo splendore di Avengers è una delle ultime fiamme. Si andrà avanti ancora 3-4 anni secondo me, ma scemando.


giopep ha detto...

Beh, insomma, anche i supereroi, nel loro piccolo, hanno subito "calmi" stravolgimenti, neanche poi troppo di rado. Nei fumetti, dico. Chi nell'arco di decenni, chi anche in molto meno tempo (il ciclo di Hulk di Peter Devid ha visto tre o quattro versioni radicalmente diverse del personaggio). I fan integralisti gridano allo scandalo e alla mancanza di rispetto per il passato ogni cinque minuti, del resto. :)

E di fondo, i Batman di Burton, Schumacher e Nolan sono parecchio diversi fra loro. Non è uno stravolgimento paragonabile a quello subito dai vari James Bond?

Questo non significa che tu non abbia ragione sul fatto che la cosa finirà per scemare, eh, però, se il punto è che non si possa molto stravolgerli, non so...


Gabriele Niola ha detto...

Batman è un caso strano perchè ha cominciato ad essere portato sullo schermo ben prima di quest'era di fomento supereroistico (in realtà anche gli altri c'erano già finiti ma in versioni dimenticabili).


Anonimo ha detto...

grande grande grande.

e ci ho visto un sacco di Serenity nelle battaglie aeree, gli sfocati che rendono il tutto realistico.

...e hulk che sbatacchia il cattivo, poi?

paolo


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