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29.8.12

The reluctant fondamentalist (id., 2012)
di Mira Nair

FUORI CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2012

Se c'è una cosa intollerabile nei film di Mira Nair è il contrasto tra le asperità e la durezza delle sue storie (che quasi sempre girano intorno a conflitti sentimentali apparentemente irrisolvibili) e la realtà dei film che ne risultano, quasi sempre privi di spigoli, smussati in ogni loro parte e programmaticamente annacquati proprio là dove dovrebbero essere densi.
The reluctant fondamentalist non fa eccezione e la sua natura di thriller con un colpo di scena alla fine (risate in sala), lo rende ancor meno tollerabile del solito.

La questione centrale del film girerebbe intorno al controcampo della reazione americana all'11 Settembre, ovvero la vita di chi arrivato in America dal medioriente (Pakistan nel caso specifico) si trova a far fronte dalla mattina alla sera contro pregiudizi, abusi, violenze psicologiche e incertezza sociale pur non avendo fatto niente. Non solo i propri amici, le forze dell'ordine, i passanti ma anche le parti più sentimentali di una vita crollano a causa di pregiudizi e paure. Il risultato potrebbe essere una profezia autoavvenrantesi, ovvero l'amante degli Stati Uniti che diventa suo nemico in patria come anche no, il dubbio è instillato dall'inizio. 
La struttura del film è tutta a flashback, con il protagonista a raccontare la sua storia ad un giornalista/spia, in una situazione di alta tensione (altre risate).

Dunque ben prima di un finale non solo deludente ma anche grassamente ridicolo The reluctant fondamentalist sceglie la via facile del già noto e metabolizzato, trattando una storia nella maniera più convenzionale, ottemperando a tutte le regole del genere cui appartiene (dimostrando di non saperle interpretare creativamente ma solo ricalcare da modelli abusati) e optando sempre per la soluzione più prevedibile. Eppure, se almeno i film precedenti di Mira Nair (come The Namesake), avevano la capacità di raccontare in maniera fluida, con un'indubbia abilità nello srotolare la sceneggiatura in immagini, in questo caso la struttura che vorrebbe essere da thriller spionistico contaminato da meò rende il racconto un'unica grande sabbia mobile. Una sabbia mobile da due ore.

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