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7.11.12

Hotel Transylvania (id., 2012)
di Glenn Tartakovksy

Dovrebbe essere il nuovo cartone della Sony Animation dopo quel capolavoro di Piovono Polpette e invece è una nuova produzione Adam Sandler. Del comico americano, oltre a comprenderne amici e sodali un po' in tutti i ruoli produttivi (non ultimi gli attori), Hotel Transylvania porta impressa la filosofia di cinema delle famiglie che sembra portare avanti da parecchi film a questa parte.
Il risultato quindi somiglia molto più a Un weekend da bamboccioni che a Piovono Polpette, cioè è un film che inneggia alla famiglia, parla di famiglia e si rivolge alla famiglia, che mette in scena la vita giovanile come piace immaginarla a chi giovane non è (e non ne ama troppo le novità), ne rimuove ogni asperità (sia gli eccessi di sofferenza che quelli di divertimento) per giungere nella maniera più rapida e indolore al più mieloso dei lieto fine.

A dirigere, e si vede, c'è Tratakovsky, già regista di punta di Cartoon Network (suo è il look&feel di Le Superchicche, Dexter's Lab, Johnny Bravo ecc. ecc.), dallo stile nervoso e dai movimenti fulminei dei personaggi. Caratteristiche che hanno fatto scuola in tv ma che mal si sposano con l'umorismo, molto poco divertente, che il team Sandler ha preparato.
Dracula ha il terrore degli umani, che decenni fa gli hanno ucciso la moglie, e per questo ha fatto costruire un hotel in un luogo impervio, la cui ubicazione è conosciuta solo dai mostri come lui, nel quale può ritagliarsi un angolo di mondo al riparo per sè, i suoi amici e la figlia. Ma quando questa diventa maggiorenne e vuole vedere cosa ci sia oltre lo steccato nascono i problemi.

La metafora del passaggio d'età e dei problemi nelle comunicazioni genitori-figli è leggerissima ed evidente, come anche l'intento normalizzante, cioè la volontà di far rientrare nelle normali dinamiche fenomeni più audaci e dirompenti.
Per Hotel Transylvania il modello abbastanza evidente è Tim Burton (prima maniera), ma è impossibile raggiungere, anche lontanamente, quei risultati se non si accettano le premesse "distruttive". Il rovesciamento per il quale i mostri sono le persone per bene e i normali sono diabolici ben presto si rivela una condanna del pregiudizio in toto e non di una tipologia umana nello specifico, così come l'uso di un'estetica dark è ormai totalmente inglobata nella moda mainstream e non appare deviante, strana, originale o anche solo personale, anzi è la vera normalità.
Hotel Transylvania non stupisce dimostrando attivamente che ciò che è ignoto non è male, ma anzi forse è migliore proprio perchè diverso, bensì tranquillizza mostrando che ciò che è ignoto è come noi e non c'è niente da imparare o da cambiare.

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