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7.1.13

Mai Stati Uniti (2013)
di Carlo ed Enrico Vanzina

I Vanzina vanno in America. Di nuovo.
Periodicamente i due fratelli tornano a fare una commedia ambientata negli Stati Uniti. Ogni volta è un viaggio che qualcuno compie dall'Italia, ogni volta è un'esperienza che ti cambia la vita, ogni volta è un lungo itinerario negli stereotipi del paese. L'unica differenza è che i suddetti stereotipi sono sempre diversi. Un merito dell'America più che dei Vanzina.

Mai Stati Uniti fa il lavoro minimo intorno allo spunto. Cinque persone completamente diverse per tipologia umana, estrazione, età e provenienza geografica (l'eterogeneità che crea un piccolo campione dell'Italia moderna: l'ossessione dei Vanzina) scoprono di essere fratellastri, figli di uno stesso padre che non li ha mai riconosciuti e che ora è morto. Essendo ricchissimo ha lasciato una cospiscua eredità e una clausola, per riscuoterla i 5 devono fare un viaggio insieme in America per spargere le sue ceneri. Il deus ex machina utilizzato all'inizio per dare motore alla storia. Perchè il principio vanziniano è quello del mcguffin estremo, cioè che non importa davvero perchè i personaggi si muovano, l'importante è che lo facciano. In altre parole il loro è un cinema che non si nutre di un arco narrativo completo, non parte dalle motivazioni per finire con le conclusioni ma inizia e finisce pretestuosamente per concentrarsi sulla parte centrale. Erano così i film corali degli anni '80 e '90 e lo sono questi più strani e paradossalmente "autoriali" degli anni 2000.

Le gag e l'umorismo, neanche a dirlo sono del solito livello, mediamente basso, riproposizione senza fantasia di dinamiche eterne che non pretendono di essere attuali, nuove o imprevedibili ma di farsi veicolo piacevole e digeribile di una storia dai buoni sentimenti, di un intreccio dalla facilissima immedesimazione.
Lo sforzo di fare il cinema del passato, nella modernità, cioè di cercare di riproporre la forma classica della commedia senza altri artifici sarebbe anche stimabile se non fosse condotto con una sciatteria e una pigrizia rare. Un'indolenza che è manifesta nella regia più che nella scrittura, nella totale assenza di qualsiasi volontà di creare una messa in scena coinvolgente. 
I film dei Vanzina sono volutamente semplici e non per spirito commerciale, quanto per scelta di stile, per sobrietà e minimalismo. I due fratelli credono in un cinema che vada all'essenziale tuttavia, va da sè, fare meno e fare più semplice non è certo più facile, anzi, serve maestria per sottrarre solo il superfluo e tenere l'essenziale. E di certo non ci si arriva con questa sciatteria!

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