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6.3.13

Il lato positivo (Silver lining playbooks, 2012)
di David O. Russel

PUBBLICATO SU 
Non fossero stati Jennifer Lawrence e Bradley Cooper ad interpretarli, i personaggi di Il lato positivo sarebbero apparsi come due tra le figure più tristi, meste e disperate dell'annata. La loro parabola fatta di malattia mentale, lieve esclusione dalla vita civile e tentativo di risalire (in qualche modo) la china con un progetto tra il folle e il velleitario, sarebbe insomma risultata anche più commovente se ad interpretarli fossero stati due attori non belli, perchè alla mestizia morale dello scenario si sarebbe aggiunta quella personale, portata avanti con i corpi degli attori stessi. Così invece il fascino stempera l'amarezza.

Questo per dire che l'idea di partenza di Il lato positivo, quella di raccontare un pretestuoso "ritorno alla vita", aveva forse più potenzialità di quanto poi non si veda in un film a cui va comunque dato merito di aver lavorato in maniera non comune sulla plausibilità della storia romantica e di averlo fatto scegliendo l'interpretazione degli attori come strumento principale. La maniera nella quale Russel mette in relazione i due personaggi principali, l'impegno profuso nelle loro interpretazioni e il dosaggio dei primi piani espressivi (una volta tanto inteso non in maniera ironica), creano un equilibrio molto raro che porta Il lato positivo sul terreno più astratto del sentimentalismo autentico, da che inizialmente sembra muoversi su quello ben più terra terra della seconda occasione.
Insomma Il lato positivo scava nella disperazione per cercare quell'anfratto in cui essa si può sposare al romanticismo, quei momenti e quelle disposizioni d'animo nelle quali si è più vulnerabili e cerca di portarle in una storia.

Così il passaggio da essere un film sulla rinascita di un uomo, ad essere un film sull'ultima possibilità di una vita davvero sentimentale, sulla tenacia che esiste nell'aggrapparsi al proprio senso di speranza, è il medesimo che si può osservare tra la centralità di Bradley Cooper e quella di Jennifer Lawrence nel film. Partito come protagonista incontrastato il matto di Cooper è lentamente scalzato da quella più sottile e più disperata della neo premio Oscar.
Alla fine infatti sono i primi piani di Jennifer Lawrence che rimangono in mente, più che lo sguardo costantemente estasiato e dalle pupille dilatate di Cooper. Senza bisogno di una competizione effettiva, i due sono l'espressione di due piani differenti del film, due suoi possibili esiti dalla portata melodrammatica impari: la parabola fortunata di un uomo che non ha capito molto ma che alla fine sa fare la scelta migliore e la parabola tenace di una donna che non credeva mai di poter tornare ad essere anche solo vagamente felice. Il film vorrebbe puntare sul primo ma alla fine il risultato è che, per fortuna, emerge di più il secondo.

13 commenti:

Tony ha detto...

Visto l'altor ieri sera. Accio proprio. Ma niente di bello prorio, c'ha sto film.


Gabriele Niola ha detto...

naaaaa invece è molto carino. Certo se ci devi mettere sopra tutto il casino che gli hanno montato intorno nella campagna per-Oscar che sembrava dovesse essere il film dell'anno ovviamente non ci sta. Ma preso così, da solo, è molto ben fatto. C'ha un modo suo di raccontare le dinamiche di loro due che funziona e per quanto non sia un amante nè dell'idea "Sono matti e si amano" nè di quella "Ah questi film indie americani, sono proprio VERI!", ammetto che mi ha lentamente conquistato, specialmente per come trattano il personaggio di lei. Una delle rare volte che hai l'impressione che davvero prenda batoste da tutte le parti e rimanga in piedi lo stesso con un impressionante senso personale della dignità.


tony ha detto...

Penosa la morale del lato positivo, terribile la didascalia apposta a ogni azione che compiono per cui fanno una cosa e te la spiegano, con la scusa dell'autoanalisi, per mezz'ora come se scemo fossi tu. Personaggi falsi come la morte, rpima ancora che ignobilmente banali. Sai come finisce ancora prima di vederlo. Non c'e' mezza sorpresa di numero. Due cani maledetti loro.


Gabriele Niola ha detto...

Oh mi raccomando non sentirti in dovere di moderarti eh!


Gabriele Niola ha detto...

ad ogni modo due cani loro non si può sentire. Lei è bravissima (Oscar o non Oscar), lui è più ordinario mentre per la prima volta da ANNI Robert De Niro recita bene.
Il film non è certo fatto di sorprese ma è un feel good movie (che bella la vita pija tutto bene!!) fatto con ragionevolezza e adeguatamente romantico.


tony ha detto...

A ognuno il suo mestiere. Sei tu il moderatore qui. Poveraccio De Niro, m'ha fatto una pena... Il padre sano che in realta' e' lui il vero pazzo. Mado', braccia rana-gamba stile nelle banalita'.


Gabriele Niola ha detto...

"Il padre sano che in realtà è il vero pazzo" è una forzatura perchè non è così. I veri pazzi sono loro e il film non lo nasconde mai nè ti fa quei discorsi terribili del tipo "Eh ma forse solo i pazzi sono i veri sani", loro sono mezzi matti e come tali sono strani (tutto il farcela con un ballo, peraltro brutto va in questo senso). Il padre è solo un personaggio così, testardo e anziano, un po' coglionazzo se vuoi ma secondo me solo d'altri tempi. Quelli in famiglia non se capiscono e la vivono male, non aiuta che il figlio sia mezzo matto. Ad una certa incontra un'altra anche lei non sta benissimo, però sviluppano una relazione senza senso che funziona. E a modo suo questo è romantico.
Potrai contestare il consueto svolgimento con grande prova finale che sancirà la vittoria in maniera inequivocabile, ma quella è anche l'origine del film. Sono americani, sono fatti così, non dobbiamo cambiargli la testa.


tony ha detto...

E infatti il padre, sano, non vuole che il figlio si veda con la tipa perche' poi la sua squadra perde. Ma nel twist finale la tipa, pazza, gli spiega al padre, sano, che invece gli porta bene se loro si vedono. Cosi' lui sano, che riconosce la ragione ai pazzi, gioca tutto su di loro in base alle loro previsioni. Ma dai!

Non ho alcun tipo di problema con gli americani o con gli happy-ending, al contrario. E' proprio il film lui che e' brutto, piatto e sciatto.

Non chiamo mai alle adunate sul tuo blog, ma non c'e' nessuno altro dei tuoi lettori che l'ha visto e gli piacerebbe condividere il suo parere? Giuro che non lo offendo, sono soltanto curioso perche' per me e' proprio indifendibile.


Lokki ha detto...

...QUANTO MI E' PIACIUTOOOOOOOOOOO...
erano anni... forse "500 giorni".. ;) ciao gaprker è sempre un piacere


Gabriele Niola ha detto...

tonino: non mi trascinerai in una discussione sulla plausibilità di un feel good movie o anche solo sulla sua ragionevolezza. Nasce irragionevole.

Lokki: ci avrei puntato 3€ che ti piaceva.


tony ha detto...

Va bene, ci sto, e grazie a Lokki per l'intervento.


Lokki ha detto...

addirittura 3 euro??
;))


Gabriele Niola ha detto...

ero veramente sicuro


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