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30.8.13

Why don't you play in hell? (Jigoku de naze warui, 2013)
Sion Sono

MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 
ORIZZONTI
PUBBLICATO SU 
C'è un filo conduttore particolarmente pronunciato negli ultimi film di Sion Sono che mostra il conflitto generazionale tra genitori e figli come una carneficina dei primi nei confronti dei secondi. Con il suo stile molto allegorico, iperbolico ed esagerato Sion Sono non esita a mostrare impensabili atti efferati che possono sembrare ridicoli ma colpiscono come un maglio. E totalmente a sorpresa. 
Era il caso della scena della ghigliottina addobbata come un albero di Natale, preparata dai genitori per la figlia in Himizu ed è il caso della carneficina finale di questo film.

A cambiare è però il registro, Why don't you play in hell? è una commedia surreale nello stile nipponico, esilarante e terribile, parodistica e violenta che pare odiare tutti i suoi personaggi. Dei ragazzi che amano il cinema con un furore talmente esaltato da essere insensato vogliono fare film ma riescono solo a fare un trailer in 10 anni (con un entusiasmo fuori luogo), dall'altra parte uno yakuza aspetta che la moglie finisca di scontare la pena detentiva subita per averlo difeso e vuole far avverare il suo sogno: rendere la figlia la star di un film. I destini e le volontà dei due gruppi si incroceranno nel making di un paradossale film-verità sullo scontro di due clan yakuza.

Odiando ferocemente ogni singolo personaggio, ripreso senza pietà, mostrato nella propria autolesionista idiozia e godendo nel massacrarlo, Sion Sono riesce a condurre tutto il film sui binari del comico fino al grande scontro finale in cui mette in scena un set e una carneficina nello stesso momento, operando un lento passaggio da katane a spade a videocamere, in un delirio esaltato di morte e video, sangue e riprese, in cui ognuno è felice sia di morire che di essere ripreso. 
Materia da cinefili, riflessioni sul cinema stesso e sul rapporto tra realtà e finzione, ma lo stesso un film pazzesco nel suo montaggio accattivante, nell'uso della colonna sonora (tutta la prima parte è un manuale di editing fatto e pronto) e nello storytelling scomposto a più personaggi.
Le parole fanno ridere, le immagini terrorizzano: Sion Sono.

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...ma sono vivo e non ho più paura! by Gabriele Niola is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0 Unported License.