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3.9.13

Las niñas quispe (id., 2013)
di Sebastian Sepùlveda

LA SETTIMANA DELLA CRITICA
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Le donne di Quispe sono abitanti di una zona particolare del Cile che il film ci mostra come abbastanza ostile all'uomo anche se le tre protagoniste riescono a viverci di pastorizia. Sono donne che hanno rifiutato di avere rapporti con uomini e quindi represso il loro lato più femminile a favore dell'indipendenza e di una vita di lavoro.

Non sono molto indagate le motivazioni dei tre personaggi del film, Sepùlveda le racconta senza prenderle in un intreccio ma in un susseguirsi di eventi di ordine quotidiano: incontri con uomini di passaggio, racconti di vita vissuta mentre lavorano, preoccupazioni, ad un certo punto anche la paura che una di loro, ammalata, possa morire.
C'è il nulla intorno a queste tre donne, se ne accorgeranno ad un certo punto, perchè anche i luoghi che abitano non sono più quelli di una volta e perchè la scelta che hanno fatto di un deserto emotivo si rispecchia nella natura intorno a loro.

Ma purtroppo c'è il nulla anche nel film che si affida ad una contemplazione incapace di coinvolgere, priva di un linguaggio cinematografico potente e reale, che sappia guardare con sguardo rinnovato e inedito il consueto ritratto umano agricolo ed estremo, la usuale umanità da studio etnografico.
Che la vita in quella zona del Cile sia dura e sentimentalmente probante importa poco se tutto ciò è tale solo a parole e non si avverte. E anche la desolazione e la vacuità dei luoghi del film non paiono mai realmente in grado di farsi teatro filmico, luogo narrativo o anche solo una terra ai confini dell'umanità (come era, per fare solo un esempio, in La fossa di Wang Bing).
Las niñas quispe insomma appare un film fatto con il linguaggio filmico più rarefatto, minimaslista, intellettuale e complesso senza la capacità di padroneggiarlo o una vera esigenza di usarlo.

2 commenti:

alp ha detto...

ero stanco, devo ammettere che ho dormito, ogni tanto aprivo gli occhi e vedevo delle capre.Ma alla fine scroscianti applausi mi hanno svegliato, forse era bello e io non me ne sono accorto


Gabriele Niola ha detto...

secondo me no.


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