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1.9.13

The wind rises (Kaze tachinu, 2013)
di Hayao Miyazaki

CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

PUBBLICATO SU 
Stappate una bottiglia, il maestro è tornato, poi richiudetela perchè non farà più film.
Nell'ultimo lavoro della propria carriera Miyazaki smette di ripetere se stesso e torna a fare quello che sa fare meglio: cose nuove. E benchè in questo film si dica chiaramente che "L'arco creativo di un artista dura una decade" ci sembra che la sua produzione ricominci finalmente a smentirlo.
The wind rises è un biopic, una biografia animata che racconta la storia di Jiro Horikoshi, grande progettista di aerei giapponese, ideatore degli A6M Zero, i modelli usati dai kamikaze.
Horikoshi è un idolo di Miyazaki, è evidente da subito, come è evidente che questo regista di cartoni figlio di un ingegnere aereo senta un profondo legame tra il proprio lavoro e quello dei progettisti, l'arte di creare macchine attraverso i sogni (a doppiare il protagonista è Hideaki Anno, autore di Evangelion). In questo senso, il film che chiude la filmografia miyazakiana è anche una sua paradossale e straordinaria autobiografia per interposta persona.

 Tutto il racconto degli anni cruciali nella vita di Jiro Horikoshi infatti è anche il racconto del processo creativo, una storia in cui la realtà documenta i fatti e i sogni narrano l'evolversi di una fantasia. Ed è nel mondo onirico che sta l'intuizione più bella forse, il fatto che il piccolo Jiro incontri il suo idolo, il conte Caproni, in un sogno che ognuno ritiene essere il proprio, poichè infatti i due sognano la medesima cosa il regista li mostra come in grado di abitare la medesima proiezione onirica e incontrarsi periodicamente lì, camminando sulle ali dei bombardieri in volo carichi di famiglie festanti invece che di bombe.

The wind rises è sicuramente il film più nerd di Miyazaki, capace di commuovere e far commuovere i propri personaggi per una soluzione meccanica, in grado di raccontare anche di viti piatte, alettoni, rivetti e aerodinamica senza perdere il pubblico. Perchè è caratteristica del vero artista saper prendere il mondo e filtrarlo attraverso i propri occhi, la capacità rara di riuscire a far provare agli altri i propri sentimenti nei confronti di qualcosa. La struggente storia d'amore che domina la seconda parte come la passione per la tecnica dietro il volo, in un trionfo di etica nipponica, di critica al proprio paese per tutto quello che ha fatto in guerra ma di esaltazione dei singoli uomini della voglia di emergere, migliorare e lavorare con dignità e passione. Raramente abbiamo visto un personaggio maschile così riuscito nel cinema di Miyazaki.

La meraviglia infinita di questo film commovente e straordinario sta quindi nella capacità del suo autore di raccontare, attraverso i mezzi che gli sono propri (attimi di dolcezza, ottimismo, fiducia nella natura, visione di un mondo in cui gli opposti non sono tali davvero), una vita umana e creativa (il film finisce con la realizzazione dell'A6M Zero) per quello che è: un'avventura appassionante.
Con qualche lungaggine nel mezzo e la volontà (sempre più forte negli ultimi film) di non essere davvero chiaro nella scansione degli eventi ma di mescolare l'intuibile al non spiegato per dar vita ad un mondo sospeso, in cui ciò che accade non serve un intreccio ma solo l'emozione, Miyazaki supera i propri confini e ci mostra il primo bacio francese del suo cinema, non temendo anche di suggerire un atto sessuale. Tutto sempre utilizzando la consueta potenza che risiede nel tono lieve, una caratteristica che solo il maestro giapponese padroneggia a questa modo.

4 commenti:

jeff ha detto...

Ecco, da questo tuo post vedo benissimo la differenza tra il tuo pezzo di critica cinematografica e la mia opinione :D

Ad esempio il protagonista l'ho trovato senza quella bella personalità dei personaggi dei precedenti film.


Gabriele Niola ha detto...

È molto riservato e pudico ma mi pare che poi sappia tirare fuori la sua forza interiore


Fabio ha detto...

L'ho visto solo adesso. E' un fottutissimo kolossal di animazione.
Capolavoro meraviglioso. Era giusto chiudere così.
Come forse ricordi sono un po' contrario all'esagerato uso del computer nel 2D (ad esempio non voglio vedere camera projection) ma mi rendo conto che è una questione di linguaggio visivo a cui abbiamo tutti fatto l'abitudine in decenni e che forse viene a poco a poco soppiantato da uno nuovo.
C'è da dire che qui vale la pena, gli scenari e le scene di massa sono straordinarie... e qualche tecnica nuova aggiunge al lavoro mastodontico di animazione, non sopperisce a nulla.

Mi ha colpito vedere fisionomie veramente giapponesi nei passanti, a dimostrazione che la stilizzazione di Miyazaki (ma chi l'ha inventata?) aveva ancora molto da dire.

Finisco sempre per commentare la tecnica (ma nei cartoni quello che si vede è troppo importante) ma davvero lo trovo un film appassionato ed emozionante.


Gabriele Niola ha detto...

Un fottuto capolavoro. Un film unico, come non se ne sono mai tentati e quindi non sono mai riusciti


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