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24.10.13

Kill your darlings (id., 2013)
di John Krokidas

Se il cinema adolescenziale raramente parla di ribellismo (o comunque raramente lo fa con serietà invece che con una rabbia che è solo di facciata) ancora più raro è che a questo accoppi anche l'idea che non si tratti di nulla di nuovo ma anzi di qualcosa le cui radici si trovano altrove. Sebbene dunque Kill your darlings non possa essere assolutamente categorizzato come un'opera capace di rappresentare in alcun modo la beat generation o anche solo le condizioni che l'hanno formata, di certo è un film che in maniera non cretina sposta il tradizionale racconto di "rabbia giovane" (mista in questo caso ad elogio dell'outsider) in una dimensione più alta.

Insomma raccontare di Ginsberg, Borroughs e Kerouac senza cercare di renderne le qualità artistiche ma solamente usando i nomi e gli atteggiamenti come punti di riferimento per una storia che potrebbe anche essere stata agita o ambientata altrove, può sembrare pretestuoso ma non lo è. Perchè non si tratta di personaggi realmente famosi per il pubblico cui il film si rivolge e perchè Kill your darlings seppur in mezzo a mille estremismi sentimentali, propri del suo genere d'appartenenza, afferma a gran voce che il ribellismo che attribuiamo genericamente a forme d'espressione come il rock, è appartenuto e quindi può nuovamente appartenere anche alla parola scritta (e per estensione a qualsiasi cosa).

Non è certo un elemento casuale il fatto che questo film arrivi proprio in un momento in cui gli anni '50 in chiave beat vengono recuperati dalla retromania e dalla moda, tuttavia non solo Kill your darlings è un film che mette in scena con una certa proprietà lo stordimento e la confusione che l'apertura mentale a qualcosa di nuovo comporta assieme alla vertigine dell'aspirazione ad essere a fare qualcosa di emozionante della propria vita, ma anche uno che riducendo le figure chiave del movimento beat a delle figurine riesce a far passare l'idea più semplice e a suo modo dirompente: che sia esistito un momento in cui delle persone si confrontavano contro l'autorità per il loro anticonformismo passando attraverso il linguaggio allo stesso modo che attraverso gli atti.

1 commento:

Antonio Varriale ha detto...

Oh finalmente ho trovato un altro parere totalmente positivo su questo film. io l'ho adorato e concordo con tutto ciò che hai scritto. Evitando saggiamente il didascalismo di un fenomeno di enorme portata ne riporta i primi vagiti raccontando in realtà qualcosa di più universale e con un taglio nient'affatto conciliatorio. Unendo noir a biopic.


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