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9.11.13

Giovane e bella (Jeune et Jolie, 2013)
di François Ozon

PUBBLICATO SU 
C'è molta più programmatica serietà e complessità nello spunto di Giovane e bella di quanto poi non emerga da un film che si perde lentamente. Si comprende che Ozon vuole fare un discorso di ampio respiro sulla sessualità adolescenziale, ben esemplificato dal titolo (un raro caso di cinema autoriale con titoli da cinema di serie B), sulle verità della carne e del corpo, quelle che non passano per i processi logici del cervello ma rispondo solo alle premesse di essere "giovane e bella" e su quello che queste dinamiche possono dirci di tutto il resto, cioè degli altri rapporti sociali.

Per fare questo imbastisce la trama di una ragazza che dopo la prima esperienza sessuale con un quasi coetaneo che le piace decide di andare con uomini più grandi per denaro (come riesca ad iniziare non è un problema, non ci interessa, non è quello il punto). In questo Ozon sta molto attento a che il suo film non diventi mai un manifesto su una generazione che desidera solo sesso e sta attento a non rendere il suo un film che racconta la cronaca o la contemporaneità, non vuole parlare di ragazze che si prostituiscono e lo spiega bene facendo della sua un caso, non la regola. L'idea sarebbe quella di fare un racconto meno contingente e più universale.

In Giovane e Bella la protagonista parla pochissimo e spiega anche meno, accumula denaro che non le interessa (se non per senso di giustizia, perchè l'ha chiesto, ha lavorato e quindi lo pretende) e che non spende e la sua avventura nella prostituzione, ben confinata in un inizio e una fine, è semmai più utile a guardare le altre donne, in primis la madre cui lei fa molto riferimento e dalla cui infedeltà è molto turbata.

I soldi che il padre divorziato passa a lei e alla madre, il denaro per essere amato, quello che lei pretende per il sesso e l'assenza di relazioni giustificata da quella moneta, tutto pare più interessante della trama principale, pretesto per mettere le persone comuni di fronte al massimo dell'immorale (una minorenne ricca che si prostituisce senza averne bisogno) e indurre lo spettatore a rivedere non tanto il giudizio sulla prostituzione minorile, quanto quello su tutto il resto. Se sulla prima siamo tutti daccordo, immergendoci in questa storia ci si accorge che gli altri rapporti forse non gli sono poi così lontani.

Certo in Giovane e bella non c'è nemmeno l'ombra della carnalità di La vita d'Adele (ma nemmeno pare volerci essere), non c'è traccia di nessuna legge del desiderio, nè c'è intenzione di concentrarsi sulle dinamiche di forza tra uomo e donna. C'è insomma molto poco a fronte di tanto agitarsi, il corpo della donna, oggetto di discussione principe dell'ultimo decennio, è al centro del film ma pare fuori dall'equazione finale, molto più focalizzata sui rapporti di forza nella società e su cosa sia la vera mercificazione delle relazioni. 
Riescono insomma a fare più gli spunti e le ironie a margine della storia che non tutto il sesso con una minore giovane e bella.

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