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11.3.14

Mr. Peabody & Sherman (id., 2014)
di Rob Minkoff

PUBBLICATO SU 
Non sono troppo noti in Italia mr. Peabody e Sherman, i due protagonisti di L'improbabile storia di mr. Peabody, segmento all'interno di uno show animato per la tv statunitense di fine anni '50, da noi arrivato a tratti. La trama e lo svolgimento non sono però troppo diversi da quelli del film (solo più asciutti). Un cane sapiente, premio nobel, scienziato e atleta, adotta un bambino e inventa una macchina del tempo per mostrargli la storia. In ogni puntata dunque è affrontato un fatto storico vero, raccontato a metà tra insegnamento e parodia, con un umorismo più intelligente della media in grado di piacere anche agli adulti.
Se a questa descrizione si aggiunge una storia dalle proporzioni apocalittiche, po' di melassa, una vena di complicazione nei rapporti e dell'intimismo all'acqua di rose (a Sherman in classe viene rinfacciato di essere anch'egli un cane e Peabody teme di non riuscire a dimostrare che un animale possa adottare un bambino), si ottiene invece la trama del film.

Dunque anche nella versione cinematografica è la maniera peculiare in cui mr. Peabody & Sherman abbassa la storia al livello della parodia infantile, in cui si vende con un fare da animazione per bambini contrapposta alle piccole frecciate di umorismo raffinato da adulti, a costituirne il tratto unico. Perchè dal punto di vista del disegno, dell'animazione e del character design, siamo dalle parti del livello base.
Non è infatti la costruzione della storia a funzionare nel film (quella è un grosso accrocco buono per infilare molti personaggi e molta azione, accettabile solo abbassando qualsiasi metro di giudizio) ma sono le piccole battute e la maniera in cui è inteso il racconto parodistico come veicolo per far passare concetti e nozioni elementari ma non scontati (un principio che in Italia è stato sviluppato più che altro dal settimanale a fumetti Topolino).

Non è un mistero che Peabody e Sherman (nonchè il Rocky & Bullwinkle Show in cui erano compresi) siano stati uno dei molti passi in avanti del linguaggio dell'animazione, che ha aiutato ad arrivare ad exploit moderni più clamorosi come quello dei Simpson. Questo lungometraggio d'animazione gli rende parzialmente onore, riuscendo nell'inconsueto obiettivo di rendere oggi quello che era allora un simile tipo di prodotto.
Indubbiamente tenero e piacevole per gli adulti, non è chiaro come possa essere ricevuto dal pubblico infantile al quale, in teoria, dovrebbe saper parlare per primo.

1 commento:

Pietro Bianchi ha detto...

Visto domenica in anteprima, con un mucchio di amici dei figli.
Personalmente l'ho trovato simpatico, e si nota molto l'intento didascalico/educativo del film. Guardabile per gli adulti, è piaciuto moltissimo ai bambini (gruppo d'età: elementari).
Per me è un'ottima maniera per proporre un tipo di visione che tenta di coniugare apprendimento e divertimento per l'infanzia: sicuramente da questo punto di vista riuscitissimo.


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