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22.4.14

Gigolo per caso (Fading Gigolo, 2014)
di John Turturro

PUBBLICATO SU 
Ha talmente tanti elementi dei film di Woody Allen da sembrare suo, in realtà si tratta di un'opera di John Turturro che a partire dal titolo (originale) Fading Gigolo, gira dalle parti del modo in cui Allen racconta le sue storie, o meglio orchestra i suoi pretesti per agitare personaggi scombussolati dall'assenza di senso del vivere. Ma addirittura anche nel mettere in scena, con l'economia di scene, i dialoghi camminando inquadrati in obliquo e l'uso del montaggio interno (come i personaggi entrano ed escano dall'inquadratura), tutto sembra ricordare un film di Woody Allen, come se la sua sola presenza da attore modificasse lo scenario filmico intorno a sè.

Eppure Turturro aveva dimostrato di avere una sensibilità propria, molto personale con i suoi precedenti film, di cui qua si intravede solo la sorprendente abilità con cui dirige se stesso, ovvero la conoscenza del proprio corpo, del suo funzionamento e di come sfruttarlo al meglio. E proprio sul suo corpo si basa tutto Gigolo per caso, in cui allenianamente due inadatti si danno ad attività illecite (la prostituzione), Turturro nei panni del gigolo e l'amico libraio in rovina (Allen) in quello di pappone. Più volte la quindi la presenza fisica di Turturro, enfatizzata da abiti diversi da quelli che il personaggio indossa solitamente, emerge con un peso non indifferente nell'inquadratura, anche se non si muove, anzi proprio nel suo non muoversi.
Se però in un film di Woody Allen questo grande pretesto sarebbe stato al servizio d'altro (nel breve di una serie di gag, nel lungo di un modo di vedere le cose del mondo) in Turturro si sente molto la mancanza di un simile approccio e l'impressione è che sia lo spettatore a fare tutta la fatica di trovare spunti di interesse in questo film raccontato con calma e abilità.

Perchè non è certo la maestria narrativa a mancare a Gigolo per caso, che scorre liscio e piacevole, punteggiato da un po' di musica, un pelo di malinconia romantica e qualche iniezione di comico surrealismo (neanche a dirlo lasciato a chi...), è semmai una vivacità d'intenti a latitare. La vecchia storia della persona normale che s'inventa gigolo e pratica l'arte amatoria in maniera "femminile" (appassionandosi ad ogni donna per valorizzarle tutte), in nessuna maniera è animata da linfa nuova, nè serve altri scopi. Culla dolcemente nella piacevole ripetizione del noto perpetrata in maniera impeccabile. Perchè se si capisce qualcosa da questo film è come Turturro sembri una spugna capace di impregnarsi di molti stimoli differenti che restituisce in film impeccabili anche quando privi d'anima.

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