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26.4.14

La sedia della felicità (2014)
di Carlo Mazzacurati

PUBBLICATO SU 
Ci si è messo il dio dei luoghi comuni a far sì che l'ultimo film di Carlo Mazzacurati fosse una delle sue opere più interessanti.
Nonostante chi scriva apprezzi pochissimo il cinema del regista (con qualche eccezione poco originale come Il toro) è indubitabile che La sedia della felicità si ponga ai vertici della filmografia di Mazzacurati. Film poco convenzionale per il nostro panorama, più tagliato per il cinema spagnolo o quello francese che per gli schemi solitamente rigidi della commedia italiana.
Si racconta di tre personaggi mossi unicamente dall'avidità, dal desiderio di mettere le mani sulla fortuna che una neodefunta in punto di morte ha rivelato essere dentro una sedia. Le sedie però in realtà sono 7, identiche, tutte vendute ad un'asta a persone diverse. I 3 partono alla ricerca di quella contenente la fortuna. Uno dei 3 è un prete.

Già dalla sinossi è evidente quanto siamo lontani dalla consuetudine nostrana, dall'acquietante gelo delle solite figure e dei soliti meccanismi, dall'inseguimento di infinite variazioni dello stesso mal di vivere e ciò nonostante lo schema di caccia al tesoro di La sedia della felicità sia esso stesso (in sè) un meccanismo abbastanza sfruttato. La becera avidità solo parzialmente stemperata dalle fatiche di un'economia in ginocchio, tira fuori il peggio da tutti e anche nel finale non assolve nessuno.
Tuttavia la forza dinamica di Isabella Ragonese unita l'ignavia comica di Valerio Mastandrea (una delle critiche che si possono muovere al film è che non è pensabile che faccia tutto Mastandrea, che ogni gag, ogni battuta e ogni situazione poggi sulle sue spalle e la sua capacità d'interpretare l'ironia con tempi comici che farebbero la fortuna d'ogni sceneggiatore) danno una rapidità al film che non è comune, confermando l'impressione generale che il sottogenere della caccia al tesoro sia interpretato con le intenzioni e il piglio migliori, cioè con una certa nonchalance, prendendosi così poco sul serio che tutto appare possibile.

Non c'è infatti bisogno di arrivare al finale in cui un orso è palesemente interpretato da un uomo in costume per capire che in La sedia della felicità le ingenuità naive sono dichiarate così che possano prendere la piega del grottesco o del demenziale, basta anche solo la sequenza con il mago interpretato da Raoul Cremona o la geniale assurdità della televendita di quadri.
Contrariamente a quello cui ci aveva abituato finalmente Mazzacurati sembra curare i dettagli che servono e non quelli più inutili. Non si adopera cioè soltanto nei costumi assurdi di Natalino Balasso o del già citato Cremona, ma caratterizza la protagonista Isabella Ragonese con una dolce burinaggine, una femminilità solo lievemente caricata che le dà un tono da persona vera e non da personaggio di film italiano (categoria inesistente nella realtà, caratterizzata da uno stile indeterminato, elegante e alto borghese a prescindere dal reddito e dalla provenienza). Come nei film veri.

4 commenti:

Oizram ha detto...

Ci ho visto un sacco di Svegliati Ned e Rat Race, contornati da una comicità localistica alla francese e impreziositi da interpreti di livello. Se a questo punto accodarsi a stili esplorati da vent'anni nel resto del mondo può salvarci dalla triade mortale "Parioli-Amante-Outing a pranzo" che ci becchiamo ormai almeno sei volte l'anno, ben venga


Gabriele Niola ha detto...

A discolpa di Mazzacurati lui ha sempre fatto questo tipo di film. Più o meno.
Solo peggiori.


Anonimo ha detto...

è il remake di "1 su 13"?
nikola


Gabriele Niola ha detto...

A me non risulta ma potrebbe essere e sono io ad ignorarlo


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