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13.2.15

50 Sfumature di grigio (Fifty shades of grey, 2015)
di Samantha Taylor-Johnson

FUORI CONCORSO
BERLINALE

PUBBLICATO SU  
Come spesso capita ai film molto attesi e poco tarati su un pubblico geek o cinefilo, anche l'arrivo di 50 sfumature di grigio si accompagna ad una generale aria di disillusione e avversità. Intorno al film c'è un pregiudizio negativo da parte di coloro i quali non hanno letto i libri da cui è tratto e soprattutto da parte dei più assidui fruitori di cinema. Commerciale e superficiale, il film è stato già bocciato da chi pensa d'essere migliore come un'opera da "circonvenzione d'incapaci", adatta a chi è di bocca buona e si accontenta di poco.
Questo atteggiamento, va da sè, è più fastidioso dell'effettiva (ma in fondo innocua) superficialità del film. Perchè identifica un bersaglio molto facile (sono altri i veri film da condannare) e si accanisce sulla parte commercialmente più sana del cinema, quella che incassa, fa incassare e attira nuovi spettatori in sala.

Ovviamente quella di 50 sfumature di grigio è una perversione da tinello, provinciale e un po' vetusta (chiunque conosca il porno ride all'idea che ci sia qualcosa di proibito o estremo nel sadomaso), ma fin dai presupposti dell'uomo ricco, potente e misterioso che incontra una ragazza giovane e inesperta che vuole salvarlo, nessuno ha mai fatto intendere che si trattasse di una storia moderna o audace. Il film (e i libri) sono questo e proprio chi frequenta di più il cinema sa che non è la storia che conta ma come la si racconta, cosa è possibile dire attraverso quelle vicende.

Il primo problema del film però è che nella traduzione dalla pagina all'immagine il sesso promesso evapora, Samantha Taylor-Johnson non intende lavorare di fino e inventare modi per dire senza dire, per girare intorno a ciò che un film di questa portata e con questo pubblico potenziale non può mostrare (ovvero il sesso vero, come fanno i film d'autore, o la vera dominazione come mostra In the basement di Seidl con pochissime immagini). La soluzione è quindi radicale: mostrare il minimo e anche suggerire il minimo. 50 sfumature di grigio, al cinema, sceglie l'anima romantica del suo racconto relegando quella sessuale e passionale a poche scene circoscritte. Non siamo lontani dalla maniera in cui Twilight prometteva horror e regalava solo romanticismo, annunciava lupi mannari e vampiri ma mostrava matrimoni e baci.

Su questo rapporto tra promessa e suo tradimento purtroppo crolla buona parte della credibilità del personaggio di mr. Grey, che prefigura mari e monti, minaccia, si professa estremo, mostra intere stanze piene di frustini e paletti, stila un contratto pieno di ardite soluzioni e poi, nei fatti, lo vediamo legare Anastasia al letto, bendarla e darle 6 frustatine di numero con grande senso di colpa. Niente di più, il resto è tutto quello che aveva promesso non avrebbe fatto ma che il film mostra in abbondanza, ovvero "fare l'amore" e non "fare sesso". Il paradosso è quest'anima più dolce del film funzionerebbe anche.

Perchè nonostante la goffagine con la quale Samantha Taylor-Johnson gestisce una macchina così imponente e piena di condizioni, paletti e restrizioni com'è un adattamento che deve incassare nell'ordine delle centinaia di milioni (traboccante di product placement), lo stesso Dakota Johnson riesce a smuovere un po' il cuore e si comporta come un contraltare emotivamente significativo dell'algido e refrattario Jamie Dornan. 
Il loro primo incontro è un trionfo di filmmaking "sulla fiducia", in cui lei ansima, lui è sicuro di sè, lei arrosisce ed è tanto turbata (cosa da cui immaginiamo che abbia provato grande attrazione e chimica sessuale) ma di fatto non abbiamo visto nulla che sia in grado di convincere di questo, lo crediamo sulla fiducia, perchè sappiamo già qual è la storia. Invece quando si arriva a mostrare il lento innamorarsi della protagonista il film sembra muoversi in territori in cui è più a suo agio. Di certo non ha nessuna intenzione di essere originale o battere territori d'orgoglio cinefilo (capiamo che mr. Grey è sensibile perchè di notte suona struggenti note ad un pianoforte a coda davanti alla finestra che dà sulla città) ma Dakota Johnson è indubbiamente stata la scelta giusta per dare credibilità a questo batticuore, per dare volto e corpo ad un'innocente fiducia nei sentimenti al di là delle paure. Su di lei si misura quel minimo di credibilità dell'intreccio.
Verrebbe voglia di far abbandonare del tutto al film ogni velleità erotica e rimontare assieme solo le scene sentimentali, per vedere come sarebbe stato.

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