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28.8.15

Operazione: U.N.C.L.E. (The man from U.N.C.L.E., 2015)
di Guy Ritchie

Alle volte è possibile da qualche scena capire il tono di un film, altre volte no e questo è il caso. In Operazione: U.N.C.L.E. le medesime sequenze, inserite nel flusso di un film privo di tempi morti cambiano totalmente tono e passo. Anche le più sceme, perchè troppo adagiate su stereotipi da cinema di spionaggio, acquistano un significato diverso una volta incastonate in questo film che assembla le sue diverse sequenze con una felicità inedita anche per il suo regista.
Non si trova in Operazione U.N.C.L.E. quella frenesia di montaggio intero ad ogni scena che riconosciamo come tratto saliente del cinema di Guy Ritchie già da tempi di Lock & Stock fino a Sherlock Holmes, è invece tutto il film ad essere montato in maniera anticonvenzionale, non le singole inquadrature ma la maniera in cui le varie sequenze sono unite. Operazione: U.N.C.L.E. fa un lavoro particolarissimo sul montaggio e sul racconto, sembra iniziare in media res e finire prima della fine effettiva, sembra gli sia stata prelevata con una siringa almeno mezz'ora di riempitivo e assieme ad essa anche molto di quello che, altri, ritengono essenziale e che proprio questo film dimostra non esserlo. Il risultato è al limite del delirante e molto cool d'annata (i '60). Lo stile Ritchie insomma c'è e anzi è portato ad un livello superiore.

Operazione: U.N.C.L.E. è un film che lavora profondamente sulla patina d'epoca per avvicinarsi allo standard aureo degli 007 di Terence Young come nessuno dei moltissimi film che ci hanno provato negli ultimi anni è riuscito a fare (Henry Cavill replica la fissità imperturbabile di fronte a qualsiasi avversità di Connery), eppure ha tutto il disincanto del postmoderno. Invece che la serie tv da cui prende le mosse, nel suo mirino c'è da subito il cinema.
Attuale nella concezione formale, pare aver superato totalmente l'esigenza di un racconto convenzionale, massacra preliminari e chiuse per andare al dunque. Sbriciolate le sicurezze di uno spettatore, che comunque è cullato dalla serenità di una patina lucida e da un look vintage rassicurante, Ritchie gli propone un pasticcio che sarebbe sperimentale se non gestisse personaggi volutamente convenzionali e ironicamente stereotipati. Il postmoderno, insomma, non è mai sembrato così dolce ed esplicito, così evidente e messo in mostra.

Miracolosamente il terzetto protagonista (Cavill, Hammer e Vikander) non sbaglia un'interazione, i tre sembrano diretti come mai in vita loro e danno il meglio, con una chimica e dei tempi perfetti, la specialità di Ritchie. La storia chiaramente gira dalle parti di un complotto internazionale che mette a repentaglio il pianeta con fumettistiche esagerazioni e paradossali ville sul mare dell'Italia da sogno della riviera campana. Tutto funziona come in una pubblicità Martini a cui viene impresso il ritmo e la godibilità di un videoclip degli anni '90. Forse un simile pasticcio raffinato potrebbe non accontentare nessuno, nè gli spettatori più grossolani che preferiscono una parodia meno raffinata e più d'azione come Kingsmen, nè gli affezionati dell'originale (lo 007 di Connery) che potrebbero non gradire tutta l'ironia verso ciò che invece amano prendere seriamente. Lo stesso Operazione: U.N.C.L.E. è una vera chicca, se la serie dovesse diventare un franchise con questo tono sarebbe una piccola conquista per il cinema commerciale.

C'è poi un capitolo a parte e riguarda Elizabeth Debicki che nel film interpreta Victoria Vinciguerra e, assieme al marito, è il villain di tutta la storia. È la seconda volta ad un ruolo in un film importante (ha 25 anni), prima stava nel cast di Il grande Gatsby, versione Luhrmann, e per la seconda volta impone se stessa al di là di qualsiasi marginalità della propria parte. Raramente capita di vedere attrici di questo tipo, che ad una recitazione impeccabile (non certo una caratteristica esclusiva nel panorama internazionale) associa una presenza scenica di rara potenza. Il suo corpo attira lo sguardo, i suoi movimenti e le sue espressioni non hanno nulla di normale e sembrano giocare con l'obiettivo un partita al rilancio, come se ogni volta riuscissero a dire qualcosa di più in maniera unica. Non solo ha lineamenti fuori dalle mode di questi anni ma anche dei movimenti che sono solo suoi, non ricalca nessun'altra attrice che abbiamo già visto, non fa nulla di normale o usuale. Anche solo quando si sdraia o si sporge in avanti lo fa con posture e gesti peculiari che attraggono lo sguardo.
Elizabeth Debicki ha la caratteristica delle grandissime attrici e dei grandissimi attori: attirare al di là del proprio fascino, attirare lo sguardo e costringere lo spettatore a guardare loro anche in una scena affollata. Dotata di un ritmo e di un'eleganza naturali, per la seconda volta viaggia ad un'altra velocità rispetto al cast che la circonda e, anche se comprimaria nella storia, è protagonista nell'occhio dello spettatore.

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