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9.9.15

Anomalisa (id., 2015)
di Charlie Kaufman

MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
CONCORSO
Doveva essere "Charlie Kaufman a briglia sciolta", finalmente libero dalle paure di produttori e distributori, finalmente senza freni e invece, curiosamente, Anomalisa è uno dei film più controllati e sobri dello scrittore americano. Nel piccolo dramma venato di ironia che si svolge in meno di 24 ore a Cincinnati è possibile notare ancora meglio le doti di questo straordinario inventore di personaggi, quelle che in passato erano oscurate dal fantastico e dalle trame spiazzanti.
Ovviamente c'è poco di consueto in Anomalisa, non manca qualche invenzione visiva e qualche incubo che echeggia gli uffici senza senso di Essere John Malkovich o gli ambienti che si modificano intorno al personaggio che ne vuole fuggire di Se mi lasci ti cancello, ma la gran parte del film è costituita da Michael Stone e dalla sua nottata in hotel, dalle sue pulsioni e dalle persone con le quali cerca di soddisfarle. Se i precedenti film di Kaufman erano opere di parole e immagini, questa è soprattutto di parola.

Come sempre c'è la solitudine in questa storia, la volontà di essere compresi e la realtà di essere abbandonati a se stessi, le sensazioni che martoriano lo scrittore protagonista (autore di un bestseller aziendale su come ottimizzare il customer care e arrivato a Cincinnati per tenere una conferenza su questi temi). Chi ha confidenza con i film di Kaufman sa che le bambole in movimento e le emozioni che sono in grado di simulare nella loro fissità non sono una novità, già Spike Jonze ci aveva lavorato sopra in maniera magnifica per Essere John Malkovich, qui però i pupazzi alternano la verosimiglianza al metatestuale. Kaufman non vuole privarsi della possibilità di mostrare come siano fatte di componenti e usare ciò per mostrare le paure del suo Michael Stone.
Per quanto sia molto divertente, grazie a quell'umorismo unico e rinfrescante che conosciamo, Anomalisa in ultima analisi mette in scena il dolore cui si è costretti dal vivere e la conseguente disperazione delle azioni cui induce. Stone non è un uomo particolare ma uno normale con normali amarezze e questa è la sua forza.

I drammi da camera come Anomalisa non sono pochi, nè sono pochi i film sulla solitudine, nessuno però ha la cattiveria strisciante e l'odio per se stessi di questo film che disprezza i personaggi a cui è costretto a stare vicino come loro disprezzano se stessi con dolore.
Kaufman, in definitiva, è dotato della caratteristica chiave degli autori più sconvolgenti: una sincera prossimità con le emozioni di cui parla. Lungo tutti i suoi film si ha la netta sensazione che quella paura, quella tristezza e quelle repentine e brevi impennate di gioia, l'autore sia il primo a provarle, sia il primo a cui tremano le mani mentre scrive e mette in scena quello che ci colpisce così tanto. Ciò non significa parlare di se stessi ma di qualcosa che si conosce così bene da poterlo declinare e raccontare in maniere inedite, senza appoggiarsi a quello che altri hanno fatto in precedenza. Significa riconoscere quelle sensazioni in azioni e frasi in cui altri non le scorgono e avere la capacità di gettare una luce su di esse, così che tutti le vedano.

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