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27.10.15

Tutti pazzi in casa mia (Une heure de tranquillité, 2015)
di Patrice Leconte

Quello di Patrice Leconte è un film che nasce e vuole essere vecchio stampo, una commedia che viene dal teatro senza fare niente per nascondere quest'origine, che si bea del suo ritmo indiavolato (la durata della storia coincide con quella del film, un'ora e mezza infernale nella vita del protagonista, piena di eventi e svolte), dei suoi attori e del contesto alto borghese in cui è ambientata.
Un dentista trova in un mercatino delle pulci un disco di jazz a lungo cercato, tutto contento torna a casa per ascoltarlo ma ogni volta si intromette qualcosa. Dal piccolo (problemi di pulizie) al grandissimo (la festa del vicinato) fino all'intimo (le confessioni della moglie), tutto sembra complottare contro di lui e la sua voglia di ascoltare un disco in santa pace, in realtà tutto è diretta conseguenza dell'atteggiamento che ha tenuto per anni.

In Tutti pazzi in casa mia sono vecchio stampo le rappresentazioni dei personaggi, maschere nette e risapute, ed è vecchio stampo l'intreccio, ovvero ciò che gli accade. Il dentista conservatore con una moglie progressista ma più a parole che a fatti, non lavoratrice ma traditrice, che una serie sfortunata di eventi porta a confessare le reciproche infedeltà nel corso di meno di un'ora, scoprendo di essersi mentiti per anni e forse di non amarsi più; il figlio senza voglia di lavorare; l'amante ansiosa; il vicino sfigato e anche la domestica straniera, impicciona e autoritaria. Tuttavia è difficile negare l'abilità di Christian Clavier di mettere se stesso ancora più al centro della scena di quanto il suo personaggio prevederebbe e realizzare la più consueta ma anche impeccabile delle commedie tranquillizzanti.

E forse anche questo, più di tutto, contribuisce a dare a Tutti pazzi in casa mia un andamento che appare vetusto: la sua voglia di corrodere senza corrodere, di prendere in giro la classe medio alta per un pubblico che è la classe medio alta stessa. Prendere in giro senza offendere, screziare senza fare male, offrire una gioconda baruffa al termine della quale non c'è nessuno shock ma un lieve senso di paradosso, quello della commedia sofisticata che blandisce senza attaccare.
Proprio per questo allora il finale pare preso da un altro film, tanto è sensibile, inventivo e diverso. La scenetta conclusiva del protagonista con suo padre (personaggio fino a quel momento nemmeno nominato) è di gran lunga la parte più seria e adeguata di tutto il film, uno sketch non esilarante ma centrato e perfettamente posizionato al termine dell'infernale mattinata.

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