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28.11.15

Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament, 2015)
di Jaco Van Dormael

L’attacco di questo film è così formidabile da essere diventato il titolo italiano. L’originale Le tout nouveau testament è stato scartato per fare in modo che il film fosse promosso con la sua frase migliore, la gag di apertura, che poi è la premessa della storia, cioè che Dio viva a Bruxelles. Con famiglia a carico e abbastanza squallido, Dio è un uomo in vestaglia animato dai peggiori sentimenti, sporco, violento e cinico che gestisce le vicende degli uomini da un computer degli anni ‘70 nella stanzetta della squallida casetta in cui vive (idea visiva straordinaria per dettaglio ed esecuzione). Moderatamente dotato di poteri vedrà la situazione sfuggirgli di mano quando la figlia mette mano al computer e fa in modo che ogni essere umano sappia la data in cui deve morire, per poi scappare sulla Terra, luogo nel quale il Signore sarà costretto a inseguirla.

Dallo spunto fino alla conclusione Dio esiste e vive a Bruxelles è però una delusione. Tanto è formidabile l’incipit quando piatta e deludente la maniera in cui questo è trasformato in storia. Jaco Van Dormael ha una chiarissima idea di come immaginare Dio e scegliere Benoit Poelvoorde sembra la mossa più giusta. Lo stesso l’incedere del film di caso in caso, di essere umano in essere umano, non fa che accumulare figure molto meno interessanti (solo superficialmente eccentriche) prese in gag molto meno divertenti di quelle iniziali. Purtroppo però la sceneggiatura del film si baserebbe tutta sul senso di grottesca devianza di ciò che racconta, levata quella crolla ogni interesse. Cosa ancora più grave sembra di intuire che ci sia una velleità “poetizzante” dietro la mortificazione di questa storia.

Dio esiste e vive a Bruxelles sembra un film in brutta, che ancora deve passare attraverso le forbici del montaggio finale, che ancora deve essere sfrondato del troppo e acquistare un passo che gli consenta di non annoiare. Anche il finale, coerente e soddisfacente, sembra arrivare senza nessuna enfasi, con una voglia di “ammirare” gli eventi che non si sposa affatto con la capacità di mettere in scena qualcosa che poi, davvero, valga la pena di essere ammirato.

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