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31.12.15

Assolo (2015)
di Laura Morante

Al suo secondo film da regista Laura Morante continua a lavorare su canovacci e svolgimenti in stile francese, commedie garbate e d'ambientazione alto borghese (per quanto il lavoro della protagonista non lasci suggerire un guadagno a livello), dai meccanismi precisi e dalla sceneggiatura impeccabile. Ancora una volta non ci sono ambizioni stratosferiche, cosa che nel panorama italiano è più che unica, ma la voglia di realizzare una commedia scorrevole. Impossibile quindi non partire con della stima.
Assolo purtroppo però non tiene per tutta la sua durata la medesima tensione da commedia, scioglie i suoi intrecci troppo presto ed indugia eccessivamente prima di finire con la più fiacca delle chiuse.

La storia di una donna rimasta sola (due mariti ormai ex e due figli indipendenti) che cerca equilibrio nella sua vita tramite la psicanalisi (anche questo un tema che torna da Ciliegine), sembra inizialmente creare un terreno favorevole alle idee della stessa Laura Morante che ha scritto il film sempre con Daniele Costantini (di supporto anche per la fase di regia). Il personaggio continua ad essere più o meno una variazione sull’inadeguata che l’attrice spesso si trova ad interpretare, quella che il cinema italiano negli anni ha cucito sul suo fisico, una donna piacente ma insicura, vittima di tutte le principali fobie indotte da primo mondo. Eppure di nuovo dopo Ciliegine sembra che nei suoi film lei sia l’unica a saper dare dignità a questo carattere.

In particolare Assolo vive in una prima parte attraverso un sorprendente moltiplicarsi di scene e scenari e comprimari. Tra sogni, realtà, proiezioni mentali e un’infinità di attori che sì affiancano alla protagonista, il film sembra avere l’ambizione di seguire una vita in tutte le sue attività quotidiane trovando sempre ambienti e svolgimenti non banali eppur ordinari. Anche i flashback sul passato sembrano ogni volta originali per costume, messa in scena e fotografia. C'è in questo film decisamente molta più vitalità e voglia idee visive di quanta non ne vediamo nel 90% dei nostri film, basterebbe anche solo il ricordo delle sigarette da comprare su commissione della panettiera, con il suo cappotto assurdo e il vento iperbolico a fare da esempio.
L’impressione è che davvero, mantenendo fede al tono leggero e un po’ teatrale della commedia per come la vede Laura Morante, Assolo riesca a trasfigurare tutti i momenti più quotidiani nella finzione del cinema, risultando a tratti di una sincerità disarmante, di certo più che nell’idealizzato finale massacrato dalla tromba composta da Nicola Piovani.

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