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16.12.15

Il professor Cenerentolo (2015)
di Leonardo Pieraccioni

Qualunque luogo abiti il personaggio di Leonardo Pieraccioni, quello è un paese. Sia una città o, come nel caso di Il professor Cenerentolo, un carcere, quello diventa soggetto alle dinamiche da dolce provincia italiana che da sempre regolano i film di Pieraccioni. Il suo personaggio sempre uguale a se stesso modifica l'ambiente intorno a sè e, per tutta la prima parte di questo film, riesce ad aggirarsi dentro e fuori il carcere di Ventotene come se fosse nel suo paesino natìo: tutti lo conoscono, ognuno ha uno suo stereotipo, ognuno un ruolo nella piccola società. Questo almeno fino a che non arriva la bella ragazza che lo costringerà a rompere la routine e le "regole" che rendono la sua un'esistenza pacifica. Nello specifico si fingerà persona libera e quindi dovrà trovare ogni volta un modo d'uscire e poi rientrare in galera.

Niente di che. L'ennesimo capitolo del cinema della bellezza di Pieraccioni in cui la commedia non viene dagli intrecci, non viene dalla deformità o dal ribaltamento delle situazioni. Non viene di certo nemmeno dal caos e dall'anarchia introdotti in ambienti ordinati (anzi, il suo è un umorismo dello status quo), semmai proviene dalla parola e dalla battuta come tipico del cinema dei comici televisivi. Per tutta la prima parte (piena di strani richiami metacinematografici come le riprese fatte con il drone raddoppiate dalla presenza di un drone nella storia o il personaggio di Pieraccioni stesso che fa il regista nel carcere), assistiamo alla perfetta replica dello stile del comico toscano, senza variazioni ma con la ferma intenzione e la maniacale precisione necessarie a replicare il già visto senza idee.

È semmai nella seconda, con l'ingresso più deciso di un buon numero di corpi sformati che qualcosa cambia. Non che si entri in un territorio disturbante (non sia mai!), ma è indubbio che l'arrivo di Ceccherini e un uso più spietato di Davide Marotta (il nano) comincino a cambiare i connotati del film che non pare più così pulito e preciso come all'inizio. Tutto ciò non basta a renderlo foriero di una comicità sensata (rimane un esercizio nell'innocenza più pura) ma se non altro conduce alla formazione di una paradossale famiglia da circo (e di gag conseguenti), con l'ingresso di una donna cannone da possedere e un'inquadratura verso la fine che unisce per l'appunto, nano, donna cannone vestita da sposa e l'imprevedibile Ceccherini vestito da ciclista (senza motivo). È quella del matrimonio zingaro una cavalcata quasi fuori dal tono del film, che inizia e chiude l'unico momento sensato di tutto Il professor Cenerentolo. Circa una 20ina di minuti.

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