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3.3.16

Regali da uno sconosciuto (The gift, 2015)
di Joel Edgerton

Prodotto al di sotto dei 5 milioni di dollari, come si conviene a tutti i film Blumhouse, questo thriller scritto, interpretato e diretto da Joel Edgerton (attore diventato noto per essere il fratello professore di fisica in Warrior) sembra uscire dal passato del cinema, una storia di quelle che venivano portate al cinema negli anni ‘90, tutta giocata sul contrasto di identità. Chi sono veramente i personaggi che guardiamo? Il ruolo che hanno in questa storia è davvero quello che ci stanno raccontando?

L’anima è quella del thriller classico: un fantasma si inserisce nella vita di una coppia che sta mettendo radici in una nuova comunità. Lui e lei si sono appena trasferiti, lui cerca di ottenere un buon posto di lavoro, lei si sta riprendendo da una dipendenza da farmaci e forse c’è un bambino nel loro prossimo futuro. L’incontro con un vecchio compagno di scuola di lui però sconvolge un po’ gli equilibri e lascia emergere questioni irrisolte nel passato.

Invece che pensare unicamente ad un passato che torna ad infestare il presente Joel Edgerton cerca di usare questa struttura abbastanza nota per prendere alla sprovvista lo spettatore. Lo strumento è qualche colpo di scena che (di nuovo) sembra venire da un ventennio fa, capovolgimenti di trama o il tentativo di guidare lo spettatore sul percorso inferenziale sbagliato per poi rivelargli “la verità” suonano vecchissimi. Forse anche per questo Regali da uno sconosiuto risulta molto blando nella parte di suspence, decisamente insipido nella caratterizzazione umana (difficilmente si empatizza con i personaggi) e infine un po’ scemo nel finale come spesso capita ai film di suspence che tirano troppo la corda e pretendono di avere conclusioni in cui tutti ma proprio tutti tutti i nodi tornano al proprio pettine.

Il fatto che la novità e l’elemento di interesse maggiore di tutto il film sia Jason Bateman in un ruolo antipatico, scomodo, scontroso e un po’ bullo la dice lunga sulla possibile attrattiva. Dall’altra parte infatti sia Rebecca Hall (in sorprendente china discendente) sia lo stesso Edgerton non entrano mai davvero nel film, non riescono mai ad impadronirsi dei loro personaggi e tirarli fuori da quella patina di ridicolo che uno stereotipo calzato senza ironia inevitabilmente si porta appresso.

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