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30.4.16

Benvenuti... Ma Non Troppo (Le grand partage, 2015)
di Alexandra Leclere

PUBBLICATO SU 
C’è un’idea molto forte alla base di Benvenuti… Ma Non Troppo, una che stranamente né il titolo italiano né la cartellonistica sembrano voler promuovere. In un inverno molto rigido di Parigi lo stato decide che tutti i senza tetto dovranno essere ospitati da chi ha case molto grandi che non riempie completamente. Saranno dunque i più ricchi e benestanti della città a dover ospitare i più poveri. Nel caso specifico il film segue un condominio in cui, oltre a piccole storie di contorno, una coppia solo apparentemente progressista si trova di fronte alle proprie contraddizioni mentre una più conservatrice si scopre più tollerante di quel che non credesse.

Non siamo dalle parti della commedia francese più sofisticata, anzi. Benvenuti… Ma Non Troppo è cinema abbastanza grossolano e più che altro lo scarso lavoro che fa sugli stereotipi di partenza ne svela la natura antiquata. I personaggi del film partono come maschere note ma non avranno mai una vera evoluzione che non sia la più tradizionale. Mentre insomma la commedia contemporanea utilizza lo stereotipo per approfondirlo e svelare che anche in quel tipo di maschera può esistere una complessità, Benvenuti… Ma Non Troppo si limita a dargli la più consueta delle evoluzioni. Benché diversi rispetto a quando il film è iniziato anche alla fine i personaggi sono degli stereotipi.

A salvare il film semmai è una certa propensione a vivere il momento. A fronte di tutto quanto già detto infatti è innegabile che il film di Alexandra Leclere sia anche capace di centrare le singole scene, le singole battute o anche dei momenti di particolare dinamismo. A fronte cioè di un impianto e di idee abbastanza vetuste è anche innegabile che la maniera in cui riesce a metterle in scena spesso funziona al di là del prevedibile.
Certo il risultato rimane il massimo dell’impalpabile nonostante fin dal tema il film voglia elevarsi a provocazione, riflessione e resoconto dei tempi che viviamo. Peccato che più che altro metta in scena i tempi che vivevamo e le persone che eravamo, le contrapposizioni nette e ben identificabili che non esistono più, gli stili di vita e i punti di vista sul mondo che ci siamo lasciati alle spalle.

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