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16.5.16

Il Grande Gigante Gentile (Big Friendly Giant, 2016)
di Steven Spielberg

FUORI CONCORSO
FESTIVAL DI CANNES
Ogni grande produzione che reca la firma di Steven Spielberg ci ricorda che è nostro diritto pretendere di più dai blockbuster. Il GGG – il Grande Gigante Gentile è un film Disney nel senso più pieno del termine: un grande racconto che ambisce a incassi giganti e nel suo svolgersi non tralascia nessun tipo di pubblico, strizza l’occhio agli adulti, coccola i ragazzi, diverte gli adolescenti ed eccita i bambini, eppure è un film con una grandezza immaginativa in grado di non stonare al Festival di Cannes.
Nonostante il racconto di Roal Dahl su cui tutto si basa abbia un andamento non propriamente cinematografico e nonostante il film stesso non riesca a piegare proprio tutto al ritmo migliore (c’è una pausa di ritmo vistosa a tre quarti nel pur divertente intermezzo con la regina che relega ad una durata striminzita l’ultimo confronto con i giganti cattivi), lo stesso la potenza e l’originalità della creazione fiabesca ammaliano.

A volerlo per forza far rientrare in un’etichetta, questo di Spielberg è l’ennesimo film che dà un tono un po’ più realistico e in live action ad una fiaba, non si tratta di una proprietà intellettuale da rimettere in circolo come Alice in Wonderland o Cenerentola, ma lo stesso il posizionamento è quello. Solo che nonostante la sua veneranda età Steven Spielberg non si piega a nessuna pigrizia realizzativa. In troppi film notiamo come l’utilizzo della computer grafica appalti a studi esterni non solo la tecnica ma anche la creatività. Non solo è qualcun altro a “fare” le parti che necessitano di una costruzione, parziale o integrale, in digitale, ma molto spesso concepiscono le proprie sequenze e disegnano i movimenti interni all’inquadratura. Lo sappiamo perché troppe volte le suddette sequenze si somigliano tra loro: le scene di distruzione si somigliano tutte, così come quelle di fuga o i combattimenti e via dicendo, i movimenti, le soluzioni e le idee sono sempre le stesse, come se si pescasse da un arsenale limitato. Non accade questo in Il Grande Gigante Gentile, non c’è una singola trovata che abbiate visto altrove (se non in altri film di Spielberg, ma quello non è un limite, anzi!).

Questo cineasta che ha fondato un’intera filmografia sull’unione del potere emotivo di un volto emozionato e sorpreso, con quello suggestivo di ciò che sta guardando, che ha riformulato il concetto di avventura attraverso una tecnica registica mostruosa, da Tintin in poi ha cominciato a rivoluzionare il proprio concetto di piano sequenza grazie al digitale e in Il Grande Gigante Gentile ogni qualvolta il protagonista della scena è il movimento, Spielberg gira un piano sequenza impossibile e fantastico al tempo stesso proprio perchè digitale. Sempre da Tintin ha sperimentato il motion capture e qui, grazie anche al lavoro di Mark Rylance sul gigante del titolo può permettersi di allargare il campionario di Spielberg faces (le inquadrature che stringono con lenta enfasi su un volto sul quale si materializza un’espressione ammirata o lieta) anche al reame dei personaggi virtuali. E che soddisfazione chiudere così questo film, su una Spielberg face in motion capture che pare vera!

A chi ha visto Hook non può davvero ancora stupire il casting perfetto della protagonista e l’uso meraviglioso che viene fatto del suo misto di infantilismo, innocenza e furbizia; a chi ha visto E.T. non può ancora stupire la leggerezza dello svolgersi del racconto o a chi ha visto A.I. la maniera in cui le luci degli interni sembrano enunciare loro stesso l’essenza fiabesca del racconto; infine a chi ha visto Hook non può ancora stupire la maniera in cui questo cineasta riesca a comunicare i sentimenti più semplici nella maniera più universale. Quello che semmai deve stupire anche il più navigato degli spielberghiani è come ancora una volta Spielberg faccia Spielberg senza ripetersi. Gli scenari al tramonto della terra dei Giganti, le soluzioni per nascondersi in città, la parte di commedia infantile a Buckingham Palace e ancora quella maniera pazzesca in cui solo lui poteva riuscire a creare una mancanza luttuosa, una morte che incombe sulla protagonista e sul gigante, facendola pesare esattamente il giusto, sono novità assolute anche per lui.

La visione di Il GGG – il Grande Gigante Gentile non può che ridare fiducia (a chi non l’avesse o l’avesse perduta) riguardo il futuro del cinema, le possibilità della tecnologia digitale e il ruolo che il carattere e la personalità autoriale possano giocare. Come Spielberg unisce il divertimento di Tintin con l’emozione Hook è in sè un nuovo “credo” cinematografico a cui tutti gli altri registi di blockbuster dovranno adeguarsi e con il quale dovranno confrontarsi.

3 commenti:

Pietro Bianchi ha detto...

A proposito di Tintin: ma i suoi previsti seguiti non li faranno più?


Gabriele Niola ha detto...

Io sapevo che erano previsti


Pietro Bianchi ha detto...

Si, ma quando? Il film è già di cinque anni fa...


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