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4.5.16

Il Ministro (2016)
di Giorgio Amato

È davvero una piacevole sorpresa Il ministro. Nonostante cartellonistica, trailer e sinossi lascino pensare il contrario, questo film non ha niente della commedia italiana per come siamo stati abituati ad intenderla negli ultimi anni, ovvero un prodotto che non ha niente a che vedere con la capacità della risata di svelare situazioni o raccontare più di quel che venga mostrato, ma solo film genericamente “leggeri”. Il ministro è invece pesantissimo, un film grottesco, un’opera dalla realizzazione svelta e spesso anche grezza ma dotata di un’indubbia forza animale. È un film, in parole povere, che inizia sull’inquadratura di un cane che defeca e che non teme di non avere nemmeno un personaggio positivo in tutto il cast.

Un orrido imprenditore senza scrupoli ha invitato a cena a casa sua un ministro, gli serve da lui un favore, ovvero la possibilità di costruire su un terreno che ha individuato, se il ministro sbloccasse l’affare lui potrebbe tornare in sesto dalla quasi bancarotta in cui è finito. Ha preparato donne, cibo, vino e denaro per corromperlo lungo questa serata a cui prenderanno parte anche suo cognato (uno straordinario Edoardo Pesce), sua moglie e un’imprevedibile escort con più testa di tutti ma non per questo più corretta.

Il film distende questa situazione con una calma che non fa mai il paio con noia, ci mette molto ad arrivare al dunque ma riempie il film di eventi, frappone tra sè e la sua conclusione una serie incredibile di svolte, crisi e intrecci la cui dote principale è una sorta di autentico livore. È una rabbia controllata e non lasciata a briglia sciolta, una durezza contro il mondo ritratto che, irregimentata in una buona sceneggiatura e fomentata da una messa in scena quasi brutale per quanto è dura e poco patinata, crea un tono liberatorio e feroce. Era molto facile sconfinare nel blando populismo con un film che, sostanzialmente, fa un’unica lunga tirata contro la classe politica, gli imprenditori e tutte le categorie peggiori della nostra società, invece Giorgio Amato non facendo sconti a nessuno, non mostrando pietà da nessun punto di vista, giunge alle sponde della coerenza con invidiabile semplicità.

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