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1.9.16

La Luce Sugli Oceani (The Light Between The Oceans, 2016)
di Derek Cianfrance

MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
CONCORSO
Dopo The Place Beyond The Pines (ovvero Come Un Tuono) ora viene The Light Between the Oceans (ovvero La Luce Sugli Oceani), Derek Cianfrance, autore di melodrammi urbani lontani da qualsiasi nostalgia o classicismo, unico e personale nel raccontare storie dal peso tragico impossibile o dai sentimenti cristallini, senza la calligrafia che sempre si associa al genere stavolta ha ceduto al classico. La Luce Sugli Oceani viene da un romanzo ed è animato dalla più tradizionale delle storie in costume, in cui i ruoli tra sessi sono granitici proprio per essere intagliati dalle sciagure.

Primi novecento. Un uomo distrutto dalla guerra si autocandida come guardiano del faro su un’isola minuscola tra i due Oceani. Vuole vivere da solo. I pochi contatti con il mondo li ha di tanto in tanto quando arriva sulla terraferma presso una famiglia locale. Lì la figlia del patriarca si innamora di lui ricambiata, lo sposa e si trasferisce sul faro dove sembrare riportare tutto alla vita, sembra ridare un senso ad ogni cosa. Il problema è che lei non riesce a produrre vita, due aborti la segnano e quando tutto sembra perduto arriva alla deriva una barca con un neonato e un cadavere. Lo faranno loro e inizierà un’odissea di colpe e assilli.

Che ci sia la tragedia più pura in questo film non stupisce nessuno, che il destino si abbatta sui personaggi è evidente già dagli abiti e dal clima ingiusto, reso benissimo da Cianfrance. Il faro tra le tempeste, battuto dal vento e dalla salsedine è il protagonista delle migliori inquadrature di un film che non riesce mai rendere la sofferenza vera dei suoi personaggi. C’è più dolore nella maniera in cui le condizioni atmosferiche dominano il film che nei volti dei personaggi, ci sono più sensazioni nel mondo che abitano (in cui pare possa esistere solo lo struggimento) che nei loro animi.

Il problema di questa storia di struggimento, in cui il dolore provoca azioni che portano ancora più dolore, non si sente mai la vera pena dell’animo, né riusciamo ad essere partecipi delle emozioni incontrollate che scatenano gli eventi. Nonostante La Luce Sugli Oceani replichi la struttura doppia di Come Un Tuono (ma senza la divisione netta in due parti), con due punti di vista su una stessa “contesa”, questo raddoppio non è usato per battere percorsi emotivi diversi dal solito.
Il pubblico è lì, come il faro, immobile a contemplare personaggi che si disperano e piangono. Invece che venire stupito da dove si annidino i sentimenti, come capitava nei precedenti film di Cianfrance, è così annoiato dalla prevedibilità di ogni reazione (e da una recitazione colpevolmente convenzionale) che anche le peggiori tragedie scivolano addosso.

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