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9.10.16

Domani (Demain, 2015)
di Cyril Dion e Melanie Laurent

Domani è un documentario d’esplorazione, che mostra diverse situazioni in giro per il mondo: luoghi, persone e soluzioni che parlano di una vita più tollerante con il pianeta. La situazione del riciclo rifiuti e compostaggio a Detroit, i giardini comunali in Francia, il sistema scolastico finlandese che rinnega i voti e le solite imposizioni ma anche le valute parallele in Svizzera e via dicendo. È una versione più hipster, modaiola e idealista di Where To Invade Next?, il film in cui Michael Moore girava l’Europa scoprendo soluzioni, idee e stili di vita da importare in America per risolvere i molti problemi della sua nazione. Ma è anche un film meno smaliziato di quello di Moore e, privo com’è della leggerezza del regista americano, più avanza più prende pieghe inquietanti.

Questo documentario che si avvale della presenza di Melanie Laurent (anche co-regista) è infatti ancora più un’operazione di propaganda di quello di Moore. Perché a prescindere dalla bontà degli intenti, dalla verità delle situazioni ritratte e dall’onestà di chi filma, la propaganda si ha quando invece che presentare situazioni, descrivendole nella maniera più complessa possibile, si cerca di fare un ritratto a senso unico. Domani volutamente non ha contraddittori, non c’è mai l’altra campana, perché non gli interessa arrivare ad una sintesi tra due approcci, gli interessa unicamente ispirare, mostrare il lato più luminoso di come possiamo vivere, il domani migliore. O almeno migliore dal loro punto di vista.

La volontà di avere un impatto minore sull’ambiente, di ridistribuire meglio la ricchezza, di aiutare i bambini ad imparare, di mangiare meglio e di avere comunità anche piccole che siano autosufficienti, sono tutti scopi e finalità dall’indiscutibile nobiltà che chiunque si augurerebbe per il proprio futuro. Tuttavia Domani mostra proprio come anche le più condivisibili delle idee sfocino nella propaganda in mancanza di contraddittorio. Andando a fondo con le loro idee e caricandole di utopia, aspettative e sogni, Domani finisce per rivelare un approccio molto conservatore, da che sembrava partire su basi progressiste. Gli stati nazionali autonomi invece delle ampie comunità, il luddismo, il rifiuto del business su larga scala, il rifiuto della tecnologia d’intrattenimento, la voglia di un futuro che per molti versi somiglia ad un ritorno al passato (e a schemi passati) sono i lati oscuri del sogno solare di Melanie Laurent.
Se tutti quanti vorremmo arrivare dove aspira ad arrivare Domani, forse il percorso che indica il documentario, proprio perché non contaminato mai da un pensiero diverso, somiglia alla propaganda più che alla democrazia.

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