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5.10.16

Pets (id., 2016)
di Yarrow Cheney e Chris Renaud

In uno dei film di minore successo della Illumination Entertainment si nasconde la linea guida sua e del suo fondatore Chris Meledandri. In Lorax - Il segreto della foresta il protagonista viene paragonato ad una nocciolina pelosa da coccolare, involontariamente definendo così la missione dello studio. Tutti i cartoni animati, sono in prima battuta teste d’ariete per vendere merchandising, ma i loro lo sono più di tutti, cioè assoggettano la storia ai personaggi coccolosi, alla tenerezza manifesta. Sono lo studio di Cattivissimo Me e del successo dei Minion o di film meno vincenti ma ugualmente dimenticabili come Hop, macchine da denaro senza un domani che non hanno mai sostanza e fanno appello al pubblico meno appassionato di cinema, quello che nei film cerca altro.
Se la Pixar non è da meno quanto a merchandising e occhio al mercato (sono pur sempre quelli che hanno esordito con un film sui giocattoli stessi!), la Illumination si differenzia da tutti i concorrenti per come realizzi film che uniscono con pochissima inventiva dei corti.

Pets si dedica al popolarissimo tema degli animaletti domestici alla stessa maniera: incollando sequenze musicali, balli, piccoli momenti in cui far divertire il pubblico con animaletti coccolosi che fanno cose divertenti. La trama è come spesso capita ai film di Meledandri una caccia: cioè alcuni personaggi ne cercano degli altri per via di un MacGuffin.
In questa maniera raggiungono un nuovo apica, finendo per rispondere alla domanda: “Si può fare un film unendo video virali da condivisione su Facebook?”. Concependo ogni personaggio non per la relazione che può stringere con gli altri o con la storia ma per come possa essere divertente in sé, per il suo assolo, dimostrano che si può. La cagnolina bianca e pelosa, romantica e pronta a diventare violenta per amore, il barboncino amante del metal, il bassotto che fa di tutto in virtù della sua lunghezza, il gatto spelacchiato e pazzo, quello ciccione e altero, tutti hanno segni distintivi molto forti da sfruttare in decine di piccole gag autonome e svincolate dal resto del film.

Nemmeno a dirlo Pets, nel suo complesso, così facendo è inesistente, invece che riuscire a mettere ogni momento comico, tenero, triste o significativo al servizio della narrazione, fa l’esatto contrario, interrompe il racconto per una pausa tenerezza. Quello sforzo compiuto dalla Pixar e da altri pionieri dell’animazione di nuova generazione come Chris Sanders, qui non è nemmeno tentato. Raccontare una storia seguendo canoni da cinema per l’infanzia, in un mondo a misura d’infanzia ma con la malizia adulta, diversi livelli di lettura e una capacità non comune di lavorare sulla generazione di immagini (in un mondo che è puro artificio, finzione e quindi astrazione), è assente da ogni prodotto Illumination, che invece fa del piacere immediato l’unico scopo.
Dotati di trame facili facili eppure impossibili da ricordare solo qualche giorno dopo la visione, film come Pets sono dimostrano il minimo della passione per il racconto e il massimo dell’abilità pubblicitaria.

2 commenti:

Fabio ha detto...

Ok, visto che mi massacri sempre Illumination :D diciamo almeno che non mancano mai di portare sullo schermo un bellissimo lighting e un design degli oggetti delizioso.


Gabriele Niola ha detto...

fetisciti di oggetti animati


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