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17.1.17

Dopo L'Amore (L'economie du couple, 2016)
di Joachim Lafosse

Berenice Bejo viene da una famiglia benestante ma, nonostante abbia ereditato una bella casa, ha lavorato tutta la vita per mantenersi da sè. Suo marito Cedric Khan, viene da una famiglia molto più popolare e non ha molta voglia di lavorare, è pieno di debiti e, visto che è stato lui a fare i lavori che hanno rimesso in piedi quella casa ereditata, ne rivendica metà della proprietà. Sono così banalmente contrapposti i due, con pochissima voglia. L’unico elemento che sembra unirli davvero sono le due figlie che hanno avuto, a quanto pare è per loro che rimandano il divorzio e continuano a orbitare sotto il medesimo tetto, tra tentativi improbabili di stabilire delle regole di (non) convivenza e momenti di inaspettata riconciliazione.

Cosa accade davvero ad un coppia quando sta arrivando la rottura? A Dopo L’Amore non interessa cosa porti alla rottura, né interessa cosa accadrà dopo, come elaboreranno la solitudine i due, se si rassegneranno o se l’evento avrà un impatto negativo sulle bambine. Tutto quello che attira l’attenzione degli altri film sulla materia non interessa a Joachim Lafosse che invece sembra ossessivamente incastrarsi sul momento in cui qualcosa si rompe e per questo lo dilata il più possibile, lo reitera e ci passa sopra più volte. La coppia di Dopo L’Amore è riluttante a divorziare, si dà nuove possibilità e in certi istanti scaturisce scintille di sentimento vero, capaci di attaccare lo spettatore con le armi più spietate del cinema, come ad esempio una commozione improvvisa dopo un ballo tutti insieme o un tentativo di suicidio così estraneo al resto dell'intreccio da suonare falsissimo.

A fronte di una ricerca di naturalismo non indifferente, Dopo L’Amore davvero non può essere definito “delicato” e “ricercato” come vorrebbe. Troppo grossolano nel coinvolgere in un piccolo pianto così poco costruito e curato, troppo prolisso nel prolungare il proprio piacere nel dividere i due. Però è anche vero che questo film che è un unico grande litigio, in cui ci si rinfaccia molto, non si rispetta la propria parola e ad essere esposta e messa in scena, sostanzialmente, è l’incompatibilità di due persone, c’è un po’ il segreto dell’avvicendarsi dell’odio all’amore e della vicinanza dei due sentimenti. Quell’inferno tutto particolare che è l’attrazione repulsione per un altro essere umano.

Forse non basta per renderlo sopportabile tutto, fino in fondo. Tuttavia non era scontato trovare una simile pornografica esposizione del collasso di due sentimenti opposti (ma nemmeno troppo) in un film così privo di uno stile deciso e così poco capace di coinvolgere nel proprio ostentato naturalismo. Invece ci sono delle scelte di pura organizzazione degli spazi e dei tempi di messa in scena che parlano di una vita di disaccordi. Dove è confinato l’uomo, cosa fa la donna appena entrata in casa. Dove si nasconde il letto, oppure quando è che i due dormono insieme. Su tutto la diversa maniera in cui padre e madre si rivolgono e interagiscono con le figlie disegna una minuscola Guerra dei Roses, meno teatrale e più realistica. C’è poco più di urla e insulti tra i due, ma tutto quello che fanno quando fanno altro dal rivolgersi la parola è un vero campo di battaglia.

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