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28.3.17

17 Anni: E Come Uscirne Vivi (The Edge Of Seventeen, 2016)
di Kelly Fremon Craig

In quella spietata landa di nessuno che è il cinema da high school, in cui pochissimo di rigoglioso è in grado di crescere e quel poco che davvero fiorisce rimane solo nel nulla, incapace di ampliarsi, espandersi o contagiare altre creature, 17 Anni: E Come Uscirne Vivi sopravvive alla spietata medietà del proprio titolo italiano con invidiabile classe ed eleganza. Talmente è buono che questo è già evidente dalla prima scena, in cui tutto ciò che conta in un high school movie è già in mostra: scenografia credibile, musiche affidabili, un uso dei costumi che non sfocia né nel ruffiano marchettoso, né nel generico impersonale, né nell’instant fashion, e una protagonista dal volto interessante lontana dalla banalità della rappresentazione standard dell’adolescenza (Hailee Steinfeld ancora più ordinaria e imbronciata che in Il Grinta). Il fatto che poi il film abbia anche una signora sceneggiatura è un plus che quasi sembrava troppo chiedere.

È proprio il tema alla base di tutto, depositato sul fondo di questa storia, di così ordinaria trattazione per la vita di ogni adolescente ma così inedito al cinema, a costituire la sua forza. Nadine, la protagonista, ha infatti l’insormontabile problema di una migliore amica che si è messa insieme al suo nemico naturale: il fratello maggiore. La tensione è più seria di quel che si possa credere poiché Nadine ha un rapporto pessimo con fratello e madre, almeno dopo la morte del padre. Percepiva la migliora amica come alleata e ora invece è sola e costretta a rifarsi una vita nella giungla sociale che è la scuola.
Se la seconda parte (rifarsi una vita nella giungla sociale) è il gancio pop che tiene avvinti, con il suo repertorio di figure convenzionali da high school, tentativi di rimorchio, feste andate male, il carismatico e cinico professore-amico di Woody Harrelson e via dicendo, è invece la prima (il conflitto familiare) a costituire la sezione ritmica che batte in sottofondo e dà un senso a tutto, quella che crea la frequenza vera del ritmo del film.

Perché l’ordinario problema della scarsa sintonia con la famiglia e la gelosia del rapporto amica-fratello, diventa quasi subito la rappresentazione di un altro conflitto, quello tra l’identità che si è scelta per sè e il rapporto di opposizione con il resto del mondo. Nadine non solo litiga con il fratello ma non sopporta quelli come lui, il suo giro, i suoi amici, la maniera in cui vivono. Nadine appartiene proprio a tutta un’altra tipologia umana, si sente diversa da loro, vuole essere diversa ed è lieta di esserlo, motivo per il quale il suo astio per il mondo viene solo che acuito dagli eventi che subisce, in un crescendo di disgrazie più o meno divertenti.
17 Anni: E Come Uscirne Vivi sembra insomma accettare più di altri film l’evidenza che qualsiasi commedia adolescenziale, a prescindere dalla propria trama, non fa che rimettere in scena in versioni diverse la medesima ricerca dell’identità personale tramite l’opposizione a qualcosa (sistema, sottoculture, adulti, altri compagni).

In questo modo il film scritto e diretto da Kelly Fremon Craig, sposa il convenzionale al personale, mettendo in tutta un’altra luce i passaggi obbligati del genere. Addirittura anche la figura del professore di Woody Harrelson, sulla carta molto banale, viene illuminata diversamente dal conflitto cui è chiamato a fare da spalla.
Ovviamente l’elevata qualità di scrittura del film rende tutto più scorrevole e piacevole, eppure il salto tra un’opera estremamente ben eseguita e bilanciata e una invece capace di superare i confini generazionali per raccontare qualcosa di comune a qualunque essere umano (il necessario abbattimento dei propri steccati mentali e cosa accade se questo non avviene) è compiuto da qualcos’altro. È quell’equilibrio più difficile da raggiungere, ma determinante se si lavora dentro un genere altamente codificato, di regia invisibile e una determinazione di ferro nel tenere fisso davanti a sé un obiettivo preciso.

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