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9.6.17

La Mummia (id., 2017)
di Alex Kurtzman

Inizia come Indiana Jones, tra le sabbie del deserto e le antichità da ritrovare evitando trappole millenarie, ma ci vorrà tutta la sua durata, l’avventura di un militare e un’archeologa alle prese con il ritorno in vita di un’antica semi-divinità egizia mummificata, la scoperta di un’organizzazione che cerca e studia i mostri maligni capitanata dal dott. Jekyll (strizzata d’occhio) fino al classico finalone, perché La Mummia si guadagni i toni gotici che appartengono alla mitologia originale de mostri Universal. E alla fine questo traguardo suonerà come un piccolo e meritato trionfo.
La Mummia è infatti il calcio d’inizio del Dark Universe e lo ricorda agli spettatori con un bel cartellone iniziale. Significa che se va bene al box office la Universal punterà su altri film ad esso collegati con i suoi mostri classici che ci vengono suggeriti da diversi dettagli di scenografia, da Dracula a Frankenstein al Mostro della Laguna Nera.

Facendo finta di non ricordare mai che in teoria l’ispirazione sarebbe un film dell’orrore, se non per qualche occasionale e dozzinale spavento tramite botto e l'idea (non grandiosa) di dotare il villain di un piccolo esercito soldati-mummia che sembrano zombie, Alex Kurtzman ha la testa all’azione e tramite essa racconta la sua storia, maneggiando molto bene Tom Cruise (cosa non facile nè scontata), facendogli dare il meglio e addirittura mettendo in scena un gran bel duetto con Russell Crowe. L’obiettivo sembra essere inizialmente quello di fare per l’appunto un onesto film d’azione, traguardo sicuramente centrato, tuttavia con il passare del tempo e l’avvicinarsi al finale ci si rende conto che qui è schiacciato tutto il romanticismo che l’eredità di questi film comporta. Su queste note il meccanismo scricchiola un po’ di più ma non si rompe mai.

In questa che a tutti gli effetti è una origin story (di quale personaggio precisamente è la parte più succosa della sceneggiatura), dopo aver visto il racconto gotico affacciarsi tramite alcuni indizi sparsi, come il gradito ritorno della nebbia nella brughiera inglese, la flagrante esposizione del classico romanticismo perduto tutto morte e sentimenti cristallini, belle e bestie, donne angelo, bionde e bianche prese in delicate relazioni con mostri, alla fine il ritorno a temi, figure e motivi che andavano di moda negli anni ‘30 non stona.

Questa versione di La Mummia (facilmente migliore di quelle propinateci da Stephen Sommers) al demodè ci arriva con la gradualità e la delicatezza necessarie per un’epoca, la nostra, in cui facilmente suona ridicolo (nonostante vorremmo dimenticarlo, ricordiamo tutti il tentativo vintage di Wolfman con Benicio Del Toro o quello fantasy di Dracula Untold). Per farlo sarà necessario sia passare per il cinema d’avventura purissimo, sia evitare quanto è più possibile il supereroismo, ma alla fine riuscirà.

Infatti non è un mistero che lo spunto di tutto sia tanto La Mummia del 1932, quanto il cinema dei cinefumetti e i suoi franchise fatti di film collegati tra loro, eppure Alex Kurtzman con il prezioso aiuto dei validissimi David Koepp, Dylan Kussman e Christopher McQuarrie alla sceneggiatura, evita in maniera chirurgica di trasformare anche questo in un film di supereroi. La Mummia si regge sulle proprie gambe e i propri modelli li trova nel cinema d’avventura degli anni ‘80, dichiarandosi origin story solo nell’ultima scena (se non proprio nell’ultima inquadratura).
Quest’autonomia è il traguardo più grande di un film che perde forse troppo tempo in ripetuti scontri con il proprio villain e purtroppo per le dinamiche produttive moderne non può avere la durata che più gli avrebbe giovato: 90 minuti.

1 commento:

Patalice ha detto...

sebbene non sia per niente una fan di Tom Cruise, in special modo ora che fa i film che sono la fotocopia l'uno dell'altro, il regno dell'antico Egitto mi affascina moltissimo, e andrò di sicuro a vederlo


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