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20.7.17

CHIPS (id., 2017)
di Dax Shepard

Per esigenze sceniche Chips gonfia il seno di Kristen Bell, mette in evidenza i genitali di Dax Shepard, inquadra da vicino l’ano di un gatto, mostra il seno di una donna avanti con gli anni (con reazione schifata di chi guarda) e intavola diversi discorsi sulla frequenza opportuna di andare in bagno (uno dei due poliziotti forse ci va troppo, l’altro sicuramente ci va troppo poco, spoiler), sul fatto se provare ribrezzo nell’abbracciare un altro uomo in mutande sia omofobico o infine sull’erotomania di uno dei due personaggi. C’è insomma il fiero intento di andare dalle parti della comicità dei fratelli Farrelly, di giocare con il ribrezzo e il grossolano, di ruotare intorno all’umorismo dell’imbarazzo. Purtroppo però manca del tutto la capacità di organizzare l’eccesso in maniera che sia divertente, in maniera che crei un imbarazzo comico invece di un imbarazzo ordinario.

Che l’adattamento di Chips non potesse che essere comico era prevedibile, ma Dax Shepard dirige, sceneggia e interpreta un film completamente fuori misura, che nel suo desiderio di essere “di più” degli altri film sul genere riesce solo ad essere “di meno”. Shepard I tre ruoli li aveva già ricoperti in Hit & Run (anche lì con la moglie Kristen Bell, come qui) e stavolta lo fa per organizzare uno spettacolo grandioso, fatto di inseguimenti, molti stunt in moto (uno dei due poliziotti è un ex motociclista estremo pieno di fratture) ed esplosioni. Sembra il manuale di come si fanno commedie oggi, solo che manca l’humor.

La blanda contrapposizione di due agenti accoppiati ma completamente differenti (uno erotomane sotto copertura che vuole volare basso, l’altro fedelissimo alla moglie e determinato a mettersi in luce, uno imbranato con la moto, l’altro bravissimo, uno che piace alle donne, l’altro per niente…) è solo un timido contrasto tra bianco e nero, e non serve mai uno spunto realmente sovversivo, realmente originale, realmente imprevedibile. Avere due caratteri contrapposti in Chips serve solo per esasperare uno dei due meccanicamente, generando esiti paradossali.

Chips è dunque un fallimento su tutta la linea, perché non riesce ad imitare i suoi modelli più illustri (21 Jump Street, Scemo e Più Scemo), non riesce a mescolare azione e commedia davvero (le parti action sono risibili e nemmeno autoironiche), non riesce ad alzare l’asticella di cosa possa essere mostrato per fini umoristici (abbiamo riso di peggio) ed infine tocca un lido involontariamente fastidioso. Infatti tutto lo scherzare e il ridere sull’omofobia, sull’imbarazzo della sessualità maschile, sul mettere i maschi a confronto con le proprie ritrosie come già faceva Superbad o, di nuovo, i Farrelly, è talmente gestito male e talmente goffo da risultare fastidioso. Quell’equilibrio particolare in cui ironia e autoironia si toccano, in cui si riesce non a ridere delle vittime dello scherzo ma di chi quello scherzo lo sta perpetrando (per quanto è scemo) è purtroppo lontanissimo e nella stessa maniera delle battute fatte male, anche questo film si presta solo ad evidenziare la scempiaggine di chi lo ha fatto.

2 commenti:

Paolo Parisini ha detto...

Acc il trailer lasciava ben sperare... mai fidarsi dei trailer :-)


Gabriele Niola ha detto...

regola aurea


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